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36° Stormo
Storia 
Il 36°Stormo Bombardamento Terrestre fu costituito il 1° febbraio del 1938 sull'aeroporto “Fausto Pesci” di Borgo Panigale (Bologna) come semplice trasformazione del nominativo da 8° Stormo BT a 36°. Lo Stormo fu posto alle dipendenze della III Divisione Aerea “Centauro”, dipendente a sua volta dalla 2^ Squadra Aerea. Il 108° Gruppo con la 256^ e la 257^ Squadriglia e il 109° Gruppo con la 258^ e la 259^ Squadriglia composero l’organico del neo costituito Stormo. I velivoli assegnati furono dieci Savoia Marchetti S.79 “Sparviero” e otto S.81 “Pipistrello”. Per un breve periodo (15 marzo 1939 — 1 luglio 1939) il 36° Stormo BT ebbe alle sue dipendenze un terzo Gruppo, il 116° Gruppo BT.  
A partire dall’11 giugno 1940, con l’inizio delle attività belliche, il 36° fu rischierato sull’aeroporto di Castelvetrano in Sicilia. Dalla base siciliana gli S.79 svolsero le loro prime missioni colpendo installazioni militari sull’isola di Malta e sui possedimenti francesi posti nel Nord-Africa, in particolare in Tunisia. Durante una di queste missioni (3 luglio 1940) vi fu la prima perdita di guerra. Tra l’8 e il 13 luglio del medesimo anno il 36° Stormo BT prese parte alla prima significativa battaglia aeronavale del Mediterraneo a Punta Stilo.  
L’ultima azione bellica del 36° Stormo BT fu invece registrata il 12 ottobre del 1940 con un attacco svolto da dieci velivoli a un convoglio navale britannico al largo di Malta.   
Il 27 novembre del 1940 lo Stormo, con gli ultimi 20 S.79 efficienti, fece rientro a Bologna entrando a far parte della 6^ Divisione Aerea “Falco”. Da questo momento i due Gruppi di Volo iniziarono un addestramento presso il 1° Nucleo Aerosiluranti di Gorizia (108° Gruppo) e presso il 2° Nucleo Aerosiluranti di Napoli-Capodichino (109° Gruppo) volto all’acquisizione della nuova specialità “Aerosiluranti”, l’addestramento prevedeva anche la familiarizzazione sul nuovo velivolo Savoia Marchetti S.84.  
Il 6 maggio del 1941 furono consegnati allo Stormo i primi tre Savoia Marchetti S.84. 
Con il trasferimento del 1° settembre 1941 a Decimonannu dei due Gruppi di Volo fu sancito anche il cambio di denominazione da 36° Stormo BT a 36° Stormo Aerosiluranti (AS). 
Nella breve storia del 36° Stormo Aerosiluranti due furono gli eventi che lasciarono il segno: il primo si svolse il 27 settembre del 1941 ed è ricordato come l’attacco al convoglio “Haldbert”, durante la missione perse la vita il comandante Hellmuth Siedl (più avanti troverete un breve approfondimento). 
Il secondo episodio è invece rammentato come la battaglia di Pantelleria, conosciuto anche come “scontro aeronavale di mezzo giugno”; la missione si svolse nella notte tra il 13 e il 14 giugno del 1942 quando fu lanciato un attacco da parte del 36° e da altri reparti contro due convogli navali inglesi impegnati a portare rifornimenti sull’isola di Malta, convogli in partenza da Gibilterra e da Alessandria d’Egitto denominati “Harpoon” e “Vigorous”, nella missione perse la vita l’allora Comandante di Stormo Ten. Col. Giovanni Farina (successore di Siedl) e il Comandante del 109° Gruppo Mag. Mario Turba, più 28 aviatori. 
A fine Maggio del 1943 il 36° fu rischierato sulla base di Milis in Sardegna e a Gerbini in Sicilia. Con lo sbarco del 10 luglio 1943 sulle coste siciliane degli alleati ebbe inizio l’operazione “Husky” o la campagna d’Italia, di conseguenza la Regia Aeronautica iniziò a disgregarsi; il 36° Stormo Aerosiluranti non fu immune agli eventi, quello che restava del 108° Gruppo fu trasferito a Pisa nel Raggruppamento Aerosiluranti, in brevissimo tempo (15 luglio 1943) i due Gruppi divennero autonomi, il 109° fu successivamente soppresso con la messa in posizione “quadro” del 36° Stormo. 
La soppressione portò alla chiusura di un reparto che in solo due anni di vita sopportò la perdita di due comandanti di Stormo, nonché di numerosi comandanti di Gruppo e di Squadriglia e un totale di 15 equipaggi, questo sacrificio valse una Medaglia d’Oro e una d’Argento al Valor Militare alla Bandiera e otto Medaglie d’Oro al Valor Militare concesse alla memoria.
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, e il relativo caos che si creò nel paese e nelle forze armate, alcuni dei reparti della Regia Aeronautica decisero di schierarsi al fianco degli ex nemici inglesi e americani, ci fu così il passaggio sotto il neo costituito “Comando Unità Aerea” con sede a Brindisi, alle cui dipendenze furono posti tre “Raggruppamenti”: Caccia, Bombardamento e Trasporto. 
I Gruppi di Volo del Raggruppamento “B” e “T” con foglio nr. 0418/Ord (4 agosto 1944) dello Stato Maggiore Regia Aeronautica furono riorganizzati dal 1° luglio del 1944 in tre diversi Stormi, Stormo Baltimore, Stormo Trasporti e 2° Stormo BT, quest’ultimo diventerà Stormo Notturno, o Stormo N. il 25 luglio 1944, alle dipendenze dello Stormo N. furono posti il 1° e l’88° Gruppo e dotati di SM.82 e Cant.Z.1007, Lecce-Galatina fu la nuova collocazione. Lo Stormo, come anche altri, fu posto alle dipendenze del 254th Wing/BALKAN AIR FORCE della “Meditteranean Allied Air Force”. 
Il 17 ottobre del 1945 lo Stormo N. fu trasferito a Guidonia, dove continuò a compiere l’addestramento dei piloti per il trasporto di passeggeri e materiali. 
Negli anni successivi (1946-1947) oltre al trasporto si aggiunse l’attività per il lancio dei paracadutisti.        
Dal 1° novembre 1948, come disposto dallo Stato Maggiore con foglio nr.204688/Od.13 del 22 ottobre 1948, e in applicazione delle clausole armistiziali che vietavano la costituzione di reparti da bombardamento nelle fila dell’Aeronautica Militare, i reparti superstiti della Seconda Guerra Mondiale furono riordinati e riorganizzati. 
Così lo Stormo N. divenne il 36° Stormo Trasporti, mantenendo i due Gruppi di Volo (1° e 88°), i velivoli in dotazione erano ancora i vetusti SM.82, più un SAIMAN 202, con lo scopo di mantenere viva la gloriosa tradizione del 36° Stormo Aerosiluranti fu stabilito che le decorazioni al valor militare passassero alla Bandiera del ricostituito reparto. 
Dal 1° giugno 1952 l’88° Gruppo fu messo in posizione “quadro” e i velivoli e il personale trasferito al 46° Stormo Trasporti di Pisa. 
Il 16 maggio del 1953 il 36° fu trasferito da Guidonia a Latina, da dove proseguirono incessantemente le operazioni di trasporto, supporto e soccorso alle popolazioni. 
Con foglio SMA-1° Reparto nr.3123/1315 del 2 aprile 1954 fu disposto lo scioglimento del 36° Stormo “T”, non attuato nell’immediato, ma posticipato con successiva disposizione del Comando III ZAT (Zona Aerea Territoriale) datato 12 gennaio 1955.    
Nel ruolo di Stormo da Trasporto il 36° ricevette un’altra medaglia d’Argento al Valor Militare per le azioni di supporto alle truppe italiane e ai partigiani jugoslavi svolte durante la guerra di Liberazione, facendo si che la Bandiera di Guerra del 36° Stormo divenne quella più decorata tra tutte quelle dell’Aeronautica Militare.  
La ricostituzione del 36° Stormo, questa volta con la denominazione “Caccia” avvenne il primo luglio del 1966 (foglio d’ordine nr.22 del 1° Agosto 1966) sulla base aerea di Gioia del Colle, i reparti di volo che diedero origine al rinato Stormo sono il 12° Gruppo Caccia Intercettori, dotato di F 86K proveniente dalla 4^ Aerobrigata, presente a Gioia del Colle già dal 23 settembre 1963, e successivamente (16 giugno 1966) dal 156° Gruppo Caccia Bombardieri “Linci” proveniente dalla 6^ Aerobrigata dotato invece di F 84F. La Bandiera di Guerra del 36° Stormo Caccia fu riconsegnata nelle mani del Comandante di allora, Colonnello Vittorio Zamboni, il 14 ottobre del 1966. 
Nel momento della sua costituzione il 36° Stormo Caccia adottò uno stemma con una denotazione caratteristica dei due Gruppi che lo componevano, il Diavolo Rosso del 156° Gruppo e il Cavallo Nero del 12° Gruppo, solo il 1° dicembre del 1966 questo stemma fu abbandonato a favore dell’odierna Aquila “con l’ala tesa a gloria o morte”.
Il presente 
Il 36° Stormo dipende dal Comando delle Forze da Combattimento (CFC) con sede a Milano, da cui dipendono i Reparti Caccia Intercettori (4°, 36° e 37° Stormo) ed i Reparti Cacciabombardieri/Ricognitori (6°, 32°, 51° Stormo e 313° Gruppo Addestramento Acrobatico PAN), il CFC è alla diretta dipendenza del Comando Squadra Aerea con sede a Roma presso Palazzo Aeronautica. 
La struttura del 36° Stormo è analoga alla maggior parte degli Stormi in seno alla Forza Armata, dal Comandante di Stormo dipendono il 436° GSTO (Gruppo Servizi Tecnici Operativi), il 536° GSLO (Gruppo Servizi Logistici Operativi), il Gruppo Protezione delle Forze, il Servizio Amministrativo, il 936° GEA (Gruppo Efficienza Aeromobili), l’Infermeria di Corpo, l’Ufficio Comando e Operazioni, il 10° Gruppo CI (Caccia Intercettori) e il 12° Gruppo CI (Caccia Intercettori), queste sono le articolazioni principali, poi ci sono degli Uffici che dipendono sempre dal Comandante, per citarne alcuni: l’Ufficio Sicurezza Volo (SV), l’Ufficio Presidio e Circoscrizione, oppure l’Ufficiale Pubblica Informazione e Comunicazione.  
I suoi compiti istituzionali con le modalità stabilite dai piani operativi sono assicurare: 
- La Difesa Aerea dell'area di interesse nazionale e NATO, concorrendo al controllo, sin dal tempo di pace, dello Spazio Aereo relativo. 
- La capacità di effettuare operazioni di Difesa Aerea nelle aree assegnate nel quadro della partecipazione a operazioni internazionali di prevenzione e gestione delle crisi (peace keeping e peace enforcing). 
- Operare in attività di Air Policing a copertura dello spazio aereo dell’Albania e del Montenegro, unitamente alla Forza Aerea greca (Hellenic Air Force) sotto il comando del Component Command Air (CC-Air) di Izmir (Turchia).  
La Difesa Aerea come ruolo peculiare del 36° Stormo, denominazione che in base ai periodi e alle situazioni viene definita anche Superiorità Aerea o Dominio Aereo, viene svolta dal 36° Stormo 365 giorni all’anno per 24 ore al giorno. Lo Stormo, e di conseguenza i due Gruppi di volo, sono stabilmente inseriti nel cosiddetto SSSA (Servizio Sorveglianza Spazio Aereo). L’SSSA prevede che le basi aeree di Gioia del Colle e Grosseto mantengano una coppia di velivoli armati pronta al decollo su allarme in 15 minuti e un'altra coppia in stand-by pronta in due ore. Oltre alle due basi menzionate c’è anche una terza base aerea, Trapani-Birgi sede del 37° Stormo, che concorre al servizio di allarme ma in forma ridotta.  
Dal settembre 2016 i Gruppi di Gioia e Grosseto provvedono anche a una migliore copertura dello spazio aereo del nord Italia, gestendo a turno il rischieramento di una “cellula d’allarme”, dapprima a Cameri e poi trasferita a Istrana.  
L’SSSA è inserito nel sistema NATO di Difesa Aerea (NATINAMDS, NATO Integrated Air and Missile Defence System) che copre tutti i Paesi alleati anche in tempo di pace e che si basa su una catena di radar terrestri, integrati da quelli aviotrasportati e, all’occorrenza, da quelli navali, a servizio di un avanzato sistema di comando e controllo. Il NATINAMDS vede l’Italia concorrere regolarmente a salvaguardare anche gli spazi aerei di Slovenia e Albania e Montenegro, prive di una forza da Caccia. Le operazioni aeree per il settore meridionale della NATO, ovvero a sud delle Alpi, per un’estensione che indicativamente va dalle isole Azzorre-Canarie, fino alla Romania e alla Turchia, sono costantemente monitorate dal Centro Multinazionale delle Operazioni Aeree (CAOC, Combined Air Operations Centre) di stanza sulla base aerea spagnola di Torrejon, a cui compete impartire quando necessario l’ordine di decollo su allarme, in gergo lo scramble
Pur mantenendo il ruolo primario di difesa aerea come attività principale, i Gruppi di volo che utilizzano il Typhoon hanno raggiunto nell’ultimo periodo una minima capacità di attacco al suolo. Ispirandosi ad altri utilizzatori del caccia europeo, che già da tempo ne hanno fatto un vero e proprio multiruolo. in tempi non sospetti anche l’Aeronautica Militare ne ha sviluppato tali proprietà, utilizzando in alcune occasioni addestrative bombe a guida laser GBU-16 Paveway, lo scopo finale di questo addestramento è quello di raggiungere una capacità swing-role che permette di affrontare nella stessa missione sia compiti di combattimento aereo che di attacco.  
Il ruolo swing-role è attuabile grazie alla disponibilità di sistemi aviotrasportati come il pod Litening III e il pod RecceLite, il Litening è un sistema di visione, acquisizione e designazione laser del bersaglio — funzionante sia in modalità aria-terra che in quella aria-aria — il RecceLite è invece un sistema di ricognizione, anche l’attività ISR (Intelligence Surveillance and Reconnaissance) è peculiare delle capacità multiruolo, svolta grazie ai sensori propri del Typhoon e dall’utilizzo del pod RecceLite. 
Ci sono inoltre delle attività volte ad ampliare le capacità operative con l’acquisizione di nuovi strumenti, uno su tutti l’utilizzo dei nuovi caschi HMSS/HEA (Helmet Mounted Simbology System / Head Equipment Assembly), molto usati durante la Red Flag dello scorso febbraio-marzo, e in fase di acquisizione da parte di tutti i piloti.  
Le future sfide vedranno sicuramente i piloti del 10° e del 12° alle prese con l’utilizzo dei visori notturni NVG (Night Vision Goggle), per ora in sperimentazione presso l’RSV (Reparto Sperimentale Volo), ma sicuramente impiegati con la fase di “Operation Evaluation” da un “team” composto da Istruttori Tattiche e Tiro (ITT) provenienti da entrambi i Gruppi di volo, nonché l’immissione in linea del missile di nuova generazione aria-aria a lungo raggio BVRAAM (Beyond Visual Range Air to Air Missile) MBDA Meteor.
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Intitolazione 36°Stormo 
Il 36°Stormo è intitolato a Riccardo Hellmuth Seidl. 
Seidl nacque a Napoli il 19 aprile del 1904 e fu Colonnello Pilota della Regia Aeronautica insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria. 
Entrò come allievo all’Accademia Navale di Livorno, divenne Guardiamarina nel 1925 e in seguito nel 1927 Sotto Tenente di Vascello, conseguì il Brevetto di pilota di idrovolanti e fu imbarcato su diversi incrociatori. Nel 1933 passò alle dipendenze della Regia Aeronautica e come Capitano comandò le Squadriglie 166^ e 201^, e in seguito l’88° Gruppo Autonomo. 
Nel 1938 partì volontario per la guerra di Spagna, dove comandò un Gruppo da bombardamento ottenendo due Medaglie d’Argento al Valor Militare grazie al suo coraggioso apporto alle operazioni belliche.  
Al rientro in Italia fu promosso prima Tenente Colonnello e poi nel 1941 al grado di Colonnello. 
Nel medesimo periodo la Regia Aeronautica acquisì sempre maggior esperienza e creò nuovi Gruppi dislocati nel Mare Egeo, in Sicilia e in Sardegna; i reparti operavano nell’area del Mediterraneo alla caccia di navi alleate e, fu proprio durante una di queste missioni che Hellmuth Seidl, allora Comandante del 36° Stormo Aerosiluranti, decollato da Decimomannu in Sardegna alla testa di una formazione di aerosiluranti, fu abbattuto il 27 settembre del 1941 dopo aver colpito una nave da guerra britannica al largo dell’isola La Galite (Tunisia). 
L’episodio è ricordato come l’attacco al convoglio "Halberd". 
Alle ore 08:18 del 27 settembre un ricognitore Cant Z506 italiano individuò un gruppo di navi britanniche al largo dell’isola La Galite, 80 km a nord della Tunisia, e lanciò l’allarme. La flotta nemica era composta dalla portaerei Ark Royal, dalle navi da battaglia (Incrociatori pesanti) Prince of Wales, Rodney e Nelson e da cinque incrociatori leggeri, più diciotto caccia torpedinieri di scorta, era sicuramente il convoglio “Haldberd”, il naviglio doveva garantire la protezione a nove grandi navi da trasporto in arrivo dallo stretto di Gibilterra e dirette a Malta, attività preliminare a favore dell’operazione “Crusader” che si sarebbe dovuta svolgere a novembre. 
Nonostante le condizioni meteo sfavorevoli, dall’aeroporto di Decimomannu decollarono undici aerosiluranti S.84 del 36° Stormo, Siedl pilotava uno dei velivoli del 109° Gruppo, mentre il Maggiore Buri guidava il 108° Gruppo. Si unirono alla missione altri undici aerosiluranti S.79 del 130° Gruppo partiti da Cagliari Elmas, la scorta era composta da 24 Fiat C.R.42 Falco del 24° Gruppo. 
I primi ad arrivare e iniziare l’attacco furono gli S.84 del Maggiore Buri, nel primo attacco, purtroppo vano, tre velivoli furono abbattuti con la perdita degli equipaggi, dopo circa trenta minuti anche il Gruppo comandato da Seidl iniziò l’attacco, un velivolo fu subito abbattuto mentre due riuscirono a proseguire l’attacco e lanciare i siluri, era quello del Colonello Siedl e quello del Capitano Tomasino. L’obiettivo degli aviatori era l’HMS Nelson che fu colpita e danneggiata gravemente da un siluro, purtroppo la potenza di fuoco del convoglio, in particolare l’antiaerea della Prince of Wales e dello Sheffield fu fatale per i due S.84 che furono inesorabilmente colpiti senza lasciare scampo agli equipaggi. 
Alla fine della battaglia furono sei gli aerei abbattuti del 36° Stormo Aerosiluranti, in cui perse la vita un totale di 33 uomini, oltre a Seidl, il Cap. pil. Tomasino Comandante della 258^ Squadriglia, il Cap. pil. Rotolo Comandante della 257^ Squadriglia, il Cap. pil. Verna Comandante della 259^ Squadriglia, il Ten. pil. Barro e il S.Ten. pil. Morelli; ai quattro Comandanti fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. 
Il danneggiamento della HMS Nelson rimase per molto tempo controverso, e solo negli anni a seguire, grazie anche alla collaborazione degli inglesi si poté ragionevolmente attribuire il successo al Colonnello Hellmuth Seidl. 
La corazzata HMS Nelson rientrò in servizio solo nell’agosto del 1942, e ironia della sorte, proprio a bordo di quest’ultima fu firmato il testo finale dell’armistizio italiano tra il Generale Eisenhower e il Maresciallo Badoglio il 29 settembre del 1943.
Dopo l’intitolazione del 36° Stormo (4 luglio 1981) in onore ad Hellmuth Siedl, il monogramma è sempre stato dipinto sulle derive dell’F 104 prima, e del Tornado IDS e ADV dopo, con l’arrivo dell’F 2000 questa tradizione si è interrotta, salvo l’eccezione del primo velivolo consegnato al reparto, come si può vedere dall’immagine qui sopra, ora sembra che questa lacuna venga colmata con il ritorno del monogramma anche sulle derive del Typhoon.
Aeroporto Gioia del Colle 
Le origini della base aerea di Gioia del Colle risalgono al 1916, creato come Campo Scuola in contrada “Piano Gaudella” a un chilometro dalla cittadina murgiana. 
Alla fine del 1916 il Campo Scuola dipende dal “Battaglione Aviatori”, il cui comando ha sede a Torino. 
Gioia del Colle balza subito agli onori della cronaca del tempo per una missione che rimarrà storica per molto tempo; nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1917 da Gioia decollarono 15 velivoli Caproni Ca.3 da bombardamento alla volta delle Bocche di Cattaro; la base navale di Cattaro (nord adriatico, odierno Montenegro) era un importante base sede di sommergibili e di idrovolanti, nonché il secondo porto militare, dopo quello di Pola, dell’Impero austro-ungarico. 
Il promotore di questa epica missione fu Gabriele D’Annunzio, “il pilota poeta” cominciò a prepararla con due mesi di anticipo e stentò per ottenere il permesso dai superiori, in quanto essi sostenevano che nessun velivolo avrebbe potuto far rientro a terra, a causa della difficoltà della rotta e della lontananza dell'obiettivo da raggiungere. 
La missione prevedeva l’attraversamento dell’Adriatico per 400 km operando con biplani bimotori dall’autonomia massima di sole quattro ore. 
L’unico ausilio tecnologico per la navigazione era l’utilizzo della bussola, gli unici punti di riporto al suolo, in questo caso sul mare, erano alcune navi della Marina, e soprattutto si dovette fare affidamento al cielo scrutando le stelle. 
Per la palese difficoltà nello svolgere la missione fu lo stesso D’Annunzio a considerarla come la sua impresa bellica più audace. 
Con Decreto Ministeriale del 25 giugno 1928 Gioia del Colle fu declassato a campo di fortuna, un ulteriore decreto di declassamento ci fu il 4 gennaio del 1930. 
Nell’intermezzo dei due decreti ci fu una breve parentesi dedicata all’aviazione civile, un collegamento operato per la prima volta il 12 settembre del 1928 sulla tratta Venezia — Brindisi che prevedeva una sosta in transito appunto a Gioia, non si hanno riscontri oggettivi sul seguito che può aver avuto quest’ attività commerciale.  
Resta il fatto, che nonostante il ricordo della gloriosa e vittoriosa missione di D’Annunzio abbia spinto per anni il Ministero dell’Aeronautica a mantenere vivo l’interesse di ampliare e preservare efficiente il Campo di Aviazione, nel 1933 la struttura era ancora mantenuta come semplice campo di fortuna, e non operava alcun ente aeronautico, creando così i presupposti per un suo possibile abbandono definitivo, per fortuna mai avverato. 
Il 15 febbraio del 1939 con Foglio d’Ordine n° 5 il campo di volo fu intitolato alla memoria del Capitano Pilota Antonio Ramirez deceduto in un incidente aereo il 28 aprile del 1930 nel cielo di Capua. 
Nel frattempo, con l’avvicinarsi dei venti di guerra in Europa, iniziarono i lavori per ammodernare il campo, in particolare con una nuova pista di volo e nuove strutture, terminati i lavori di ampliamento l’aeroporto divenne sede del 35° Stormo Bombardamento Terrestre e successivamente dal 32° Stormo Aerosiluranti. La base venne anche utilizzata dall’86° Gruppo Bombardamento Terrestre e dal 13° Stormo BT per addestrarsi. Nel luglio del 1943 fu spostato a Gioia del Colle anche il 43° Stormo BT composto dai Gruppi 98° e 99°, quest’ultimo rimase per un brevissimo periodo prima di far ritorno a Lonate Pozzolo. 
Al momento della firma dell’armistizio di Cassibile (3 settembre 1943), e proclamato da Badoglio il successivo 8 settembre, a Gioia del Colle erano schierati, il 9° Gruppo del 4° Stormo, due Squadriglie del 21° Gruppo Autonomo CT (Caccia Terrestre) e il 98° Gruppo del 43° Stormo BT. Ovviamente la notizia prese il soppravvento e gli ordini della 4^ Squadra Aerea di Bari (Gioia del Colle era alle sue dipendenze) furono quelli di trasferire i velivoli a Guidonia ma non fu possibile perché occupata dai tedeschi, così come Foggia, quindi fu presa la decisione di spostarsi a Lecce. Per chi rimase, o era appena arrivato, come il personale del 10° Gruppo, l’atteggiamento ostile dei tedeschi spinse gli italiani a schierarsi con gli Alleati. 
Nella notte tra il 16 e 17 settembre gli inglesi presero possesso del campo di aviazione; solo il 30 novembre però fu ceduto agli Alleati, in quel momento sul campo rimaneva un comando della Regia Aeronautica denominato “Distaccamento R.A.”. Alla fine del 1943 arrivarono a Gioia il 60th Air Service Squadron dell’USAAF (United States Army Air Force) e il 284th Squadron della Royal Air Force.  
Nel 1944 rimasero solo gli americani con il 41st Air Depot Repair Squadron, inquadrato nella 15th Air Force, reparto dedito alla manutenzione dei bombardieri B 24 Liberator. 
Il 1° novembre del 1944 fu chiuso il Distaccamento “R.A.”, vi subentrò il 94° Nucleo Guardie che vide la trasformazione in 42^ Compagnia Servizi Aviazione. 
Nel 1945, dopo la fine della guerra in Europa, Gioia del Colle divenne la base dell’859° Bombardment (Heavy) Squadron (dipendente dal 15° Special Group “Provisional”), poi rinominato 2641° Special Group (Provisional), per la parte italiana era sede del Distaccamento Demanio, della 42^ Compagnia Servizi Aviazione e della 2^ Compagnia Aerostieri. 
La presenza americana cessa col finire del 1945, infatti nel 1946 l’aeroporto ritornò nella piena disponibilità dell’Aeronautica Militare che dislocò la Squadriglia di Volo Autonoma, posta alle dipendenze del Comando di Unità Aerea (CUA). 
Nel 1948 sull’aeroporto della Murgia c’era il 1° Gruppo Scuole Volo più altri enti a carattere tecnico-logistico, Gruppo che nel 1952 fu trasformato in 211° Gruppo, nel quale i primi allievi della risorta Accademia Aeronautica conseguirono il brevetto di pilota d’aeroplano, con il trasferimento del 211° ad Alghero a Gioia rimase solo un Distaccamento.  
Occorre spingersi verso la fine degli anni cinquanta per vedere finalmente l’aeroporto Ramirez diventare una delle strutture più importanti dell’Aeronautica Militare contemporanea. Con l’inizio della “Guerra Fredda” e la contrapposizione tra la NATO e il patto di Varsavia, gli Stati Uniti in accordo con il Governo italiano, decidono di stanziare a Gioia del Colle dei missili balistici a medio raggio IRBM PGM-19 (SM-78) Jupiter.  
Nel 1958 iniziarono i lavori per adeguare il vecchio aeroporto alle nuove esigenze, oltre ad una postazione di lancio per i missili fu costruita una nuova pista e molte altre infrastrutture, fuori dal sedime aeroportuale furono costruite altre nove postazioni di lancio, tutte comprese nella zona della Murgia. 
L’accordo tra Italia e Stati Uniti fu siglato il 26 marzo del 1959 e prevedeva la fornitura di 30 missili Jupiter equipaggiati con una testata W-49 da 1,44 megatoni da posizionare nel sud dell’Italia, i missili giunsero direttamente dagli Stati Uniti sulla base aerea di Gioia del Colle tra il primo aprile e il 10 giugno del 1960. 
Contestualmente all’inizio della nuova attività fu costituita il 1° maggio 1960 la 36^ Aerobrigata IS (Interdizione Strategica), alle sue dipendenze furono posti due Reparti: 
-1° Reparto costituito dal 56°, 57°, 58°, 59°, 60° Gruppo IS 
-2° Reparto costituito dal 108°, 109°, 110°, 111°, 112° Gruppo IS 
Ogni Gruppo controllava una postazione di lancio con tre missili pronti all’impiego.   
E’ giusto precisare che la 36^ Aerobrigata IS non ha nessuna attinenza con il 36° Stormo Trasporti sciolto nel 1955, salvo il fatto che l’Aerobrigata è stata portatrice della insegna con stilizzata la “Cicogna”, lasciata in eredità dal 36° Stormo chiuso nel 1955 allorché basato a Latina.  
La storia della 36^ Aerobrigata IS si chiude dopo solo tre anni di vita con la ratifica della “messa in posizione quadro” dell’Aerobrigata, sancita il 10 luglio del 1963 dallo Stato Maggiore Aeronautica; la decisione fu maturata in seguito ai nuovi accordi bilaterali tra Stati Uniti e Unione Sovietica sanciti dopo la famosa crisi dei missili sovietici posizionati a Cuba, che portò inevitabilmente al ritiro degli Jupiter dislocati in Italia e in Turchia.  
Con la chiusura dell’Aerobrigata fu costituito il Comando Aeroporto, per tre anni garantirà i servizi tecnici, logistici e operativi supportando i Gruppi di Volo della 4^ e della 51^ Aerobrigata che si alternarono a Gioia per garantire la copertura dello spazio aereo di competenza.  
Nel 1966 si incrociarono definitivamente le strade del 36° Stormo Caccia contemporaneo e della base aerea di Gioia del Colle, quando lo Stormo fu ricostituito proprio sulla base pugliese il 1° giugno.
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Il X e XII Gruppo dal 2010 ad oggi 
Come da usanza i Gruppi storici dell’Aeronautica Militare, ovviamente ancora attivi, sono particolarmente legati alla propria storia e tradizione, che originano dalla 1^ Guerra Mondiale, tant’è che nella normalità, continuano a indicarsi secondo la prassi allora in vigore con numeri i romani — X e XII — sebbene questo sistema di designazione sia stato ufficialmente abolito da lungo tempo e quindi per non trasgredire alla vigente normativa continuiamo a nominarli con i numeri arabi. 
Prima dell’avvento degli anni 2000 i Gruppi di Volo rappresentavano delle identità ermetiche, a volte di simboliche rivalità, e sicuramente custodi di valori storici. 
Con il pronunciarsi di crisi economiche e conseguenti tagli ai bilanci delle forze armate la necessità di mantenere un Gruppo ermetico e distante dalle altre realtà è stata inevitabilmente eliminata, ad oggi una coesistenza di due Gruppi di Volo in seno ad uno Stormo può differenziarsi solo dai colori dell’araldica, in memoria della propria storia, dal Comandante di Gruppo e da una gestione amministrativa diversificata.  
I retaggi del passato dove ogni Gruppo di Volo aveva i propri aerei, le proprie strutture, il volare esclusivamente a fianco di un compagno dello stesso Gruppo, le lunghe attese con il “gregario” aspettando una chiamata per uno “scramble”, i propri Crew Chief, le proprie linee di volo sono ormai un lontano ricordo……… 
Fatte queste considerazioni, si può affermare che dal 2016, in verità già da molto tempo prima, il 10° e il 12° Gruppo sono due enti che operano nel pieno rispetto dell’interoperabilità assoluta, per questa ragione da questo momento non è più possibile dire che un Gruppo ha svolto una missione e/o un’operazione e l’altro no. 
L’eccezione che conferma la regola è la partecipazione del solo 12° Gruppo ai Tiger Meet di Saragoza del 2016, di Landivisiau nel 2017 e di Poznan nel 2018, poiché membro dell’organizzazione e portatore del simbolo delle Tigre Bianche della 351^ Squadriglia. 
Arriviamo quindi alla parte dedicata alle operazioni e alle attività addestrative più significative a cui hanno partecipato i due Gruppi. 
-Iniziamo dall’operazione Unified Protector in Libia iniziata il 19 marzo e conclusa il 31ottobre del 2011 a causa del mancato rispetto della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la NATO ha garantito, infatti, il rispetto della zona d’interdizione al volo e del blocco navale imposti al paese nord africano.    
- sulla base aerea di Keflavik (Islanda) nel 2011, per i mesi di giugno e luglio, si è svolta un’esercitazione propedeutica al servizio di Air Policing chiesto dalla NATO per la protezione dello spazio aereo islandase, attività iniziata nel 2008 dopo il ritiro della componente di stanza permanente della United States Air Force e soprattutto per la mancanza di una Forza Aerea locale. 
-nel 2012 invece i Gruppi partecipano all’esercitazione multinazionale Anatolian Eagle a Konya (Turchia) che si è svolta dal 4 al 22 giugno, le nazioni partecipanti erano la Giordania, gli Emirati Arabi Uniti, il Pakistan, l’Arabia Saudita e ovviamente la Turchia come paese ospitante.  
- dopo l’esercitazione di preparazione in Islanda nel 2011, il 10° e il 12° si sono rischierati per tutto il mese di giugno del 2013 a Keflavik per svolgere il servizio di QRA (Quick Reaction Alert) a protezione dei cieli islandesi, il “detachment” si è svolto con una TFA (Task Force Air) standard dotata di sei velivoli F 2000A. 
-dal 24 al 28 marzo del 2014 il 36° Stormo e di conseguenza i Gruppi di Volo sono stati sottoposti ad una valutazione della capacità operativa CAPEVAL (CAPacity EVALuation). 
-nel 2015, dal 2 gennaio al 30 agosto, un'altra operazione di controllo dello spazio aereo in paesi aderenti alla NATO che non hanno assetti di difesa aerea, come la Baltic Air Policing a protezione delle tre Repubbliche Baltiche, Lituania, Estonia e Lettonia, la base aerea interessata è stata, e lo è tuttora, quella di Siauliai in Lituania; il servizio di QRA è stato garantito con turnazioni di un mese coinvolgendo due/tre piloti per turno, sicuramente una delle operazioni più impegnative per il 10° e 12° con frequentissimi decolli su Scramble per intercettare e identificare ogni tipo di velivolo russo in transito verso le loro basi poste nella zona di Kaliningrad e St. Petersburg.  
-sempre nel 2015 i Gruppi di Volo hanno partecipato all’esercitazione internazionale Trident Juncture 2015 operando dalla base aerea di Trapani-Birgi; l’esercitazione è iniziata il 4 ottobre con attività di posizionamento degli assetti, mentre la parte Livex è iniziata il 21 ottobre ed è terminata il 6 novembre, impegnati più di 35.000 militari appartenenti a 30 nazioni diverse, i paesi maggiormente coinvolti sono stati Spagna, Portogallo e Italia. 
- una delle più grandi e importanti esercitazioni a cui hanno partecipato le “picche” e gli “strali” è stata oltreoceano alla Red Flag; sicuramente l’esercitazione più famosa e più performante in assoluto, la Red Flag si è svolta sulla Nellis Air Force Base dell’USAF dal 19 febbraio al 14 marzo del 2016, i Typhoon italiani sono alla prima partecipazione sul Nevada Test and Training Range, cinque i piloti dei Gruppi impegnati. 
- nel 2017 l’operazione più impegnativa è stata la “Bulgarian Horse” che si è tenuta dal 1° luglio al 1° novembre sulla base aerea di Graf Ignatievo in Bulgaria, operazione di Enhanced Air Policing a protezione dello spazio aereo della NATO. 
- sempre nel 2017 i Gruppi di Volo del 36° hanno partecipato all’evento addestrativo nazionale “Star Vega” operando dalla Base Aerea di Trapani. 
- per finire con il 2018, ad inizio anno c’è stata l’operazione “Baltic Eagle” a difesa dello spazio aereo dell’Estonia, prosecuzione della Baltic Air Policing del 2015 per l’occasione sono stati basati due velivoli sulla Base Aerea di Amari. 
-nel 2018 l’esercitazione di riferimento è stata la “Blazing Shield” presso la Naval Air Weapons Station di China Lake nello Stato della California (USA), quattro Typhoon, quattro Tornado, un C 27J e 220 militari sono stati impegnati per testare i sistemi di auto-difesa dei velivoli e in particolare il nuovo missile AARGM (AGM-88E Advanced Anti-Radiation Guided Missile) sul Tornado ECR.  
Missioni regolari sono svolte ad Albacete (Spagna) per partecipare alle sessioni della TLP (Tactical Leadership Program) e a Polygon (Germania-Francia) presso il Multinational Aircrew Electronic Warfare Tactics Facility.     
Molte altre sono le attività svolte dai due Gruppi di Volo, una su tutte la copertura dello spazio aereo nazionale in particolare l’area del centro sud e delle isole maggiori, oltre allo spazio aereo dell’Albania. Come già detto precedentemente, dal febbraio del 2017 il 36° Stormo concorre, insieme al 4° Stormo, a compiere un servizio di QRA sulla base aerea di Istrana, garantendo una copertura della zona del nord Italia e in particolare della zona altamente industrializzata del Piemonte, Lombardia e Veneto, attualmente sono svolte turnazioni di cinque giorni con rapidità d’intervento alba-tramonto con due velivoli. 
Oltre alle esercitazioni svolte in Italia e all’estero appena elencate, gli equipaggi dei due Gruppi di volo sono costantemente impegnati a effettuare attività di volo per garantire la capacità al combattimento nel ruolo primario di “caccia intercettori“, e di conseguenza al mantenimento della superiorità aerea nelle zone di crisi o di guerra.
Enti subordianti al 36° Stormo 
Elementi indispensabili per un perfetto funzionamento dello Stormo sono tutti gli enti che ne dipendono, per ricordare i principali e i più strutturati: 436° GSTO (Gruppo Servizi Tecnici Operativi), 536° GSLO (Gruppo Servizi Logistici Operativi), Gruppo Protezione delle Forze, 936° GEA (Gruppo Efficienza Aeromobili). 
Nel proseguo cercherò di evidenziare le loro peculiarità tramite informazioni e immagini, purtroppo non per tutti gli enti è possibile documentare l’attività svolta ma questo non esclude l’importanza che ricoprono. 
Al 436° GSTO compete la gestione dei servizi Tecnici Operativi come il Servizio Controllo Spazio Aereo (SCSA) e il Servizio Carburanti, dall’SCSA dipende la Torre di Controllo, il suo ruolo fondamentale è quello di gestire tutte le operazioni aeree e a terra dei velivoli che operano sulla base aerea, nonché il controllo del traffico aereo in prossimità dell’aeroporto fino ad una distanza massima di cinque miglia. Il Servizio Carburanti rifornisce con il cherosene i velivoli dello Stormo e tutti i velivoli di passaggio, il carburante utilizzato è denominato JP8 (Jet Propellant).   
Al 536° GSLO sono assegnati i servizi Tecnici Logistici, in evidenza vediamo l’Autoreparto e il Nucleo Antincendi. l’Autoreparto garantisce l’efficienza dei mezzi, curandone anche la manutenzione ordinaria e straordinaria. Il Nucleo Antincendi, insieme all’Infermeria di Corpo, garantisce la Sicurezza del Volo in caso di incidente, ma soprattutto interviene a salvaguardia del personale militare che opera all’interno della base aerea, e non solo, perché i recenti fatti di quest’anno hanno visto il Nucleo operare anche esternamente a favore della comunità di Gioia del Colle.
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Il Gruppo Protezione delle Forze (GPF) è incaricato a difendere le infrastrutture aeroportuali e garantisce la sicurezza del personale che vi opera all’interno. Tra le sue mansioni vi sono il pattugliamento del perimetro aeroportuale, il controllo degli ingressi e la vigilanza verso ogni eventuale minaccia o intrusione. 
L’addestramento del personale appartenete al GPF comprende: preparazione fisica, combattimento terrestre, armamento, nozioni di primo soccorso, antincendio, diritto umanitario, aspetti del contrasto a ordigni esplosivi di varia natura, nonché operazioni in ambiente soggetto a minaccia chimica, batteriologica, radiologica e nucleare. La preparazione definitiva avviene presso il 16° Stormo Protezione delle Forze di Martina Franca. Una volta giunto al reparto di assegnazione, il personale del GPF prosegue ulteriormente nell’addestramento, che qui è finalizzato soprattutto alla conoscenza della realtà operativa locale e a un miglior impiego degli armamenti in dotazione.
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Simulatore di volo 
Da alcuni anni la simulazione, o il cosiddetto addestramento sintetico, è diventata una necessità inderogabile, per due motivi principali, l’economicità rispetto al volo reale, e soprattutto per poter provare tutte le condizioni di emergenza non simulabili durante il volo reale per degli ovvi motivi. 
Per capire quanto sia utile ed indispensabile i simulatori di volo basta dire che ad oggi i parametri della NATO consentono di fare fino al 40% di ore di volo sui simulatori che sommate a quelle reali permetto di raggiungere il minimo standard di 180 ore annue per mantenere la Combat Readiness. 
Dal 21 aprile del 2009 i piloti del X e XII Gruppo possono avvalersi di due simulatori di volo Full Mission Simulator ASTA (Aircrew Synthetic Training Aids) di ultima generazione sviluppato grazie alla partecipazione delle due società dell’allora Finmeccanica (ora Leonardo), Alenia Aeronautica e Selex Galileo, ASTA è uno dei programmi più ambiziosi di addestramento lanciato in Europa. 
La base aerea di Gioia del Colle è stata la prima base dell’Aeronautica Militare ad avvalersi di questo nuovo sistema addestrativo, creato e realizzato con una perfetta sinergia tra la nostra Forza Armata e l’industria nazionale.    
Il sistema ASTA è composto da due tipologie di simulatori: i “Cockpit Trainers” (CT), utilizzati per l’addestramento basico e per quello avanzato, e i “Full Mission Simulators” (FMS), praticamente il modello entrato in servizio presso il 36° Stormo. L’FMS fornisce una replica della cabina di pilotaggio del Typhoon e consente pertanto di addestrare i piloti a tutte le funzionalità e le missioni del caccia. 
I comandi di volo, HUD (Head UP Display) l’avionica, nonché i sensori e i software per la gestione dell’armamento sono identici a quelli del velivolo reale; anche il particolare del seggiolino g-seat installato nella postazione di pilotaggio è in grado di fornire al pilota sensazioni di accelerazioni del tutto simili a quelle reali. Il nuovo simulatore, attraverso una riproduzione simultanea effettuata con 19 proiettori ad alta definizione, consente una visione completa a 360° e una capacità di simulazione sia diurna sia notturna grazie ad un database geografico in grado di riprodurre fedelmente basi militari e civili, sia in Italia sia all’estero. Inoltre inserendo altri attori virtuali nello scenario, velivoli, veicoli o natanti, sono visualizzati realisticamente sui display di cabina, come avviene nella realtà.  
L’utilizzo del nuovo sistema di simulazione consente di svolgere con un elevato livello di realismo, esercitazioni ad alta quota e a velocità supersonica, prove di utilizzo di armamento in scenari tattici complessi e contro forze ostili del tutto realistiche, nonché addestrare quotidianamente e senza alcun rischio i piloti alla gestione in volo di eventuali guasti ed emergenze. Una delle funzionalità più rilevanti del nuovo sistema è di poter lavorare “in rete” con altre postazioni di simulazione, consentendo ai piloti in addestramento su diverse basi aeree di interagire in tempo reale e ricreare scenari operativi complessi, anche se questa capacità per adesso non viene utilizzata per ragioni di sicurezza. Tali missioni di simulazione avanzata consentono quindi di mantenere l’addestramento dei piloti ai massimi livelli in modo sicuro, economico, riducendo così problemi d’inquinamento acustico derivanti da attività di volo a bassa quota e notturna.
L'autore desidera ringraziare il Col. Levati, il Cap. Corona, il Ten. Cava, il M.llo Rubino e il M.llo Cavallo,  
Un ringraziamento speciale al Presidente dei Sottufficiali Giovanni Palantra per il supporto concessomi nel raccogliere le informazioni storiche del reparto, nonchè a tutto il personale del 36° Stormo per l'incredibile supporto fornito. 
Un ringraziametno speciale anche al Col. Urbano Floreani e al Magg Stefano Testa (UCOM SMA Roma) 
Foto di Giorgio Ciarini, Giovanni Mattioli e 36° Stormo 
Testo di Giorgio Ciarini 
Settembre 2016 - Maggio 2018 
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