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Aeroporto Guidonia
Negli anni settanta l'aeroporto di Guidonia, una ventina di chilometri a nord est di Roma era un luogo mitico per gli spotters italiani, perché sede del Reparto Volo della Seconda Regione Aerea, raccoglieva gli ultimi esemplari ancora volanti di macchine come il North American  T 6 Texan ,il Beechcraft C 45, il Douglas C 53, ormai in procinto di terminare l'attività di volo ed essere definitivamente messi a terra. 
La base aerea di Guidonia che prende il nome dal generale Alessandro Guidoni, fu inaugurata nel 1935 come sede del reparto di sperimentazione del volo con una pista d'asfalto in discesa per permettere il decollo a velivoli con il massimo peso nella ricerca di record mondiali. Fu un centro di costruzioni aeronautiche con attrezzature allora all'avanguardia per saggiare la resistenza dei materiali e studiare il comportamento al vento delle sagome aerodinamiche. Inoltre era un centro di medicina aerospaziale di rilevanza mondiale. 
Nel 1978 ci raggiunse una notizia shock : il Reparto Volo della Seconda Regione Aerea sarebbe stato sciolto e sostituito dal Gruppo Autonomo 303. Gli aerei avrebbero così perduto la sigla RR per assumere quella 303 con relativo cambio di insegna sulla deriva di coda. Nell'occasione poi i vecchi tipi sopramenzionati sarebbero stati con tutta probabilità messi a terra. Fu così che indirizzai subito una domanda allo Stato Maggiore e, ricevuta una risposta positiva per una visita fotografica, in treno raggiunsi la cittadina laziale per cogliere questa fase storica del reparto ed immortalare gli ultimi velivoli volanti con la sigla RR nonché sentire per l'ultima volta il ruggito di alcuni mitici motori a pistoni. Mi accolse il vice comandante che mi accompagnò ad una linea di volo molto eterogenea con alcune macchine davvero interessanti ma che purtroppo affrontavano gli ultimi giorni di attività.  
L'ultimo C 45 MM61862 ad essere operativo con il reparto portava la sigla RR-11 ed era una delle poche macchine modificate in Italia per eseguire rilievi aerofotometrici, con muso finestrato che accoglieva un operatore ed una botola per riprese al centro della fusoliera. Solo due anni prima questa macchina era stata usata in Friuli per quantizzare con fotografie i danni del terremoto ed indirizzare i soccorsi.  
Un altro Beechcraft C 45 MM61714 con la sigla RR-18 era ormai sul prato ed aveva appena terminato gli ultimi voli. 
Il parco macchine T 6 era composto di soli due esemplari ancora volanti entrambi della versione H4M, la più longeva. Le altre due versioni, la H2 e la G erano presenti solo come rottami. 
I “gialloni” MM53825 RR-55 e la MM53815 erano in quei giorni pienamente operativi. 
La delusione di vedere che un solo Dakota era sulla rampa fu attenuata nel constatare che si trattava della MM61765, codice RR-03, il famoso “pinocchio” velivolo modificato con allungamento del naso per ospitare il radar ognitempo del De Havilland DH113 “Vampire”, che servì per pochi anni come aula volante per gli equipaggi dell'intercettore inglese. Quando l'F86K entrò in linea il C 53D “pinocchio” preservò la sua modifica e continuò a servire la scuola plurimotori. Allora era l'ultimo Dakota a volare con la seconda regione aerea e non era previsto il suo passaggio al Gruppo Autonomo 303 ma una radiazione definitiva dalla linea dell'Aeronautica Militare. 
Una sorte diversa attendeva i numerosi Siai 208M,fra cui la MM62005 RR-41 e la MM61983 RR-83 che avrebbero volato ancora vari anni con il gruppo autonomo 303 con vari compiti fra cui quello di eseguire attività di volo per gli ufficiali impiegati al Ministero o presso altri uffici di Roma. 
I Piaggio P 166M quel giorno presenti erano la MM61887 RR-35, la MM61921 RR-33 e la MM61929 senza codici.  
Anche i “piaggioni”avrebbero poi solcato i cieli con il 303 con missioni anche per l''Istituto Geografico Militare con 2 velivoli ,modificati per l'aerofotografia, che sostituirono i due C 45 “fotografici” mantenendo gli stessi numeri individuali (11 e 12). 
E' tutto quel che vidi sul vecchio piazzale di Guidonia quella mattina di settembre di quasi 40 anni fa. Non guardai all'interno dei grandi capannoni perché a quei tempi era considerata come minimo maleducazione e forse non me l'avrebbero neppure permesso.
Foto e testo di Elio Viroli 
Prodotto da Giorgio Ciarini 
Marzo 1978 
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English translation by Frank McMeiken 
In the seventies, the airfield at Guidonia, around twenty kilometres north east of Roma, was a mythical place for the Italian enthusiasts as, being the base of the Reparto Volo della Seconda Regione Aerea, it inherited the last flying examples of aircraft such as the North American  T 6 Texan, the Beechcraft C 45, and the Douglas C 53, at the time approaching the end of their flying activity and scheduled to be finally grounded. 
The air base at Guidonia, named after the pioneering General Alessandro Guidoni, was inaugurated in 1935 as the home of the flight test unit, equipped with a sloping asphalt runway to assist aircraft to gain speed when taking off on world record breaking attempts at maximum take-off weight. It was a centre of aeronautical construction, with infrastructure which, at the time, was state of the art, utilised for testing the resistance of construction materials and for the wind-tunnel testing of aerodynamic profiles. It was, furthermore, a global centre of excellence for aviation medicine. 
In 1978 an announcement came as a shock to the enthusiast community: the Reparto Volo della Seconda Regione Aerea was to be disbanded, and replaced by the 303° Gruppo Autonomo. The based aircraft would lose their RR- prefix codes and assume those of the 303°, also adopting the new insignia on their fins. It was also decided that on this occasion the older aircraft mentioned above would be, in all probability, finally grounded. This led me to quickly send off a request to the Stato Maggiore for permission for a photographic visit, and, receiving a positive response, I set off by train to visit the Lazio city and to capture this final historic phase in the unit’s history, and to immortalise those aircraft flying with the RR- code prefix, as well as listening for a final time to the sound of some mythical piston engines. I was met by the Deputy Base Commander, who took us to a very diverse flight line, boasting some very interesting aircraft which were, unfortunately, in the final days of their operational service.  
The final operational C 45 with the unit, MM61862, was there, wearing the code RR-11, and was one of the few aircraft modified in Italy to perform aerial photo-mapping, featuring a glazed nose which housed the camera operator, and a hatch in the floor for taking vertical pictures from mid-fuselage. Only two years earlier this aircraft had been utilised in Friuli to conduct a photographic survey of the damage caused by the earthquake, and to direct the efforts of rescuers.  
Another Beechcraft C 45 MM61714, coded RR-18, was parked out on the grass, having just completed its final missions. 
The T-6 fleet comprised just two still operational aircraft, both H4M versions, the longest serving. Of the other two versions, the H2 and the G, only piles of scrapped airframes were present. The “gialloni” MM53825 RR-55 and MM53815 were, in those days, still fully operational. 
My sadness at seeing just one single Dakota on the ramp was lightened by the fact that I noticed that it was MM61765, coded RR-03, the famous “pinocchio”, the aircraft being modified with a lengthened nose to contain the airborne radar used in the De Havilland DH113 “Vampire” all-weather interceptor, and which had served for a few years as a flying classroom for the radar operators posted onto the British fighter. When the F86K entered service, the C 53D “pinocchio” retained its modified nose, and was transferred out, continuing its service with the Scuola Plurimotori. It was, however, the final Dakota to fly with the Seconda Regione Aerea, and was scheduled not to be passed on to the 303° Gruppo Autonomo, being destined to be finally retired from the ranks of the Aeronautica Militare. 
A different fate awaited the numerous Siai 208M, amongst which MM62005 RR-41 and MM61983 RR-83, which would continue to fly for many years with the 303° Gruppo on a variety of duties, amongst which being the facilitation of continuation flying for those officers posted to desk-bound duties at the Ministero or other offices in Roma. 
Three Piaggio P 166M were present on that day, MM61887 RR-35, MM61921 RR-33 and MM61929, which carried no codes.  
The “piaggioni”, however, would continue to grace the skies with their presence flying missions with the 303° on behalf of the Istituto Geografico Militare, two aircraft being modified for aerial photo mapping, replacing the two photographic C 45 while inheriting their individual aircraft numbers (11 and 12). 
That was everything I saw on the old apron at Guidonia on that September morning almost forty years ago. I didn’t look into the hangars, as at that time it would have bene considered as a minimum indiscreet, and probably if I had asked, I would never have been given permission. 
Images and text by Elio Viroli 
Produced by Giorgio Ciarini 
March 1978