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Museo Volandia
Volandia, il Parco e Museo del Volo di Malpensa. 
Il Parco e Museo del Volo Volandia, universalmente noto come Volandia, è una delle realtà museali inerenti il volo e la sua storia più importanti in Italia. Situato a Somma Lombardo, proprio accanto all’ aeroporto di Malpensa, il museo sorge direttamente all’interno delle storiche officine Caproni e la caratteristica che meglio lo ha caratterizzato in questi primi anni di attività è stata certamente la sua continua evoluzione, con l’apertura di nuovi padiglioni e l’arrivo di nuovi velivoli, il tutto teso a valorizzare al massimo il cambiamento dell’aviazione e quindi le stesse strutture che una volta ospitavano l’azienda aeronautica Caproni, attore di primo piano del mondo aeronautico, non solo di Varese e della Lombardia. 
Il Museo.  
Gestito dalla Fondazione Museo dell’Aeronautica, costituita nel 2005, il museo ha visto la luce attraverso diverse tappe, la prima delle quali è stata proprio la nascita della Fondazione stessa. Nel 2007 venne invece effettuata l’inaugurazione dell’anteprima di quello che sarebbe stato Volandia con una “preview” degli  allestimenti dei primi padiglioni. Il passo successivo fu invece il recupero edilizio degli storici edifici, passaggio ovviamente essenziale completato tra il 2008 e il 2009. Durante il mese di maggio del 2010 ci furono altri due passaggi fondamentali per Volandia: il giorno 8 venne inaugurato il museo mentre il 27 del medesimo mese si assistette alla messa in moto dei motori della replica, realizzata da Mario Marangoni, del Caproni Ca.1, giusto in tempo per commemorare il centenario del primo volo del primo  aeroplano della famiglia Caproni. 
Ubicata nella palazzina che una volta ospitava la direzione generale della Caproni, la Fondazione Museo dell’Aeronautica, come appena accennato gestisce il Parco e si prefigge diversi scopi: la tutela, promozione e valorizzazione della cultura aeronautica in tutte le sue forme, la promozione di un modello di sviluppo economico locale con particolare riferimento alla storia, alla cultura e alla tradizione industriale della provincia di Varese e la realizzazione di attività culturali e museali, organizzazione di mostre temporanee, raccolta di archivi storici, creazione di laboratori di restauro. Tutto ciò per creare un polo museale dedicato al mondo dell’aeronautica e alla sua storia. Gli organi che formano la Fondazione sono il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Scientifico. Il primo è composto dai rappresentanti dei soci fondatori, mentre il secondo si avvale dell’aiuto e della professionalità a titolo gratuito da parte di alcuni esperti di aeronautica e spazio, che prestano la loro opera per le necessità e per i vari eventi che vengono organizzati nel parco. 
Questi eventi sono principalmente cene di gala, ma anche convegni e conferenze. Adiacente al bar “Flight Cafè”, al quale è possibile accedere senza obbligo di acquisto del biglietto di ingresso a Volandia, il Padiglione “Le Forme del Volo” è una struttura perfetta per rispondere a queste esigenze: esso infatti rappresenta la location ideale per ogni occasione pubblica o privata, proprio come avvenuto il 20 aprile 2013, quando il Maggiore Jan Slagen, comandante della Pattuglia Acrobatica Nazionale, ha presentato il simulatore di volo dell’MB 339 delle Frecce Tricolori, direttamente messo a disposizione dall’Aeronautica Militare. Tutto questo grazie alla possibilità del museo di poter ospitare nei suoi locali 500 persone, mentre altri 2.000 ospiti possono trovare posto negli spazi esterni.  
Tali attività sono supportate da coloro che sono il vero fulcro del Parco, cioè dagli Amici di Volandia, che sono ex lavoratori del settore aeronautico ed appassionati di volo: accompagnare visite guidate di studenti e bambini, raccontare le loro storie ed i vari aneddoti dei velivoli esposti, restaurare e mantenere in buono stato gli aerei ed aiutare nella gestione del museo, sono solo alcuni dei compiti da loro svolti. Gli Amici di Volandia sono attualmente circa 150, sono riuniti in un’associazione senza scopo di lucro ed è possibile per tutti entrare a farvi parte scrivendo all’indirizzo di posta elettronica amicidi@volandia.it
Gran parte delle attività svolte dagli Amici di Volandia, e del museo stesso, sono a favore dei più giovani: infatti, come precedentemente accennavamo vengono organizzate visite di scuole, centri estivi o gruppi di visitatori che intendono trascorrere una giornata con la testa tra le nuvole. In questo viaggio sono accolti e accompagnati proprio dagli Amici di Volandia che spiegano loro l’evoluzione del volo attraverso gli aeroplani esposti nei vari padiglioni. Ai bambini invece è dedicata l’area esterna, un vero e proprio parco nel quale trovano spazio giochi a carattere aviatorio come aerei ed elicotteri in legno sui quali ci si può arrampicare o scivolarci sopra. Ma all’esterno si tengono anche eventi più strettamente connessi al mondo aeronautico come voli vincolati di mongolfiere o di aquiloni, o celebrazioni con velivoli ed auto storici.  
Ma le attenzioni rivolte ai più piccoli non si fermano qui: infatti all’interno si trova un area di 1.000 mq dedicata ai bambini fino ai 12 anni e opportunamente chiamata “Baby Volandia”. Essa comprende aerei gonfiabili, apposite zone relax con tanto di cartoni animati dedicati al mondo dell’aviazione e mette a disposizione anche costruzioni e materiali per disegnare. Inoltre, sempre dedicata ai più piccoli vi è la zona nella quale è possibile organizzare compleanni o feste a tema. 
A conferma di come il Parco e Museo sia una meta adatta a tutti vi è il fatto che nel solo primo anno di apertura, oltre 100.000 persone hanno visitato Volandia.  
Per soddisfare ogni curiosità degli appassionati di aviazione e per venire incontro anche alle iniziative locali e non, aventi per oggetto tematiche aeronautiche, il museo mette a disposizione la sua biblioteca multimediale. Al suo interno infatti trovano posto apposite zone lettura e studio dedicate a chi vuole approfondire gli aspetti del volo: il tutto è reso possibile grazie alla presenza di materiale didattico, composto principalmente da libri e riviste i quali rappresentano un progetto a più ampio respiro che ha come finalità la raccolta degli archivi storici delle principali aziende aeronautiche lombarde. Questa raccolta, che può essere definita come una vera e propria collezione di testi aeronautici, è in continua espansione grazie alle donazioni di materiale da parte delle aziende e degli appassionati. La biblioteca è infine completata dai supporti multimediali composti da vari monitor che proiettano immagini e filmati storici.   
Per ospitare conferenze, meeting e convegni è presente invece una sala conferenze. Particolarmente ampia, dotata di lavagne luminose, di sistema audio-voce e di collegamento ADSL, ideale per accogliere eventi, la capienza massima si attesta sul centinaio di persone. 
Come già più volte ricordato, Volandia ha come scopo principale ripercorrere la storia del volo, una storia caratterizzata da un’evoluzione costante del mezzo aereo, sia in ambito militare che civile, resa possibile dalle sempre più moderne tecnologie comparse negli ultimi cento anni.
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E la tecnologia nel parco è certamente rappresentata al meglio nell’area dedicata ai simulatori di volo: 16 postazioni sono dedicate al volo simulato che spazia dalla possibilità di pilotare l’MB 339 delle Frecce Tricolori, dal poter salire a bordo della riproduzione in scala 1 : 1 dell’elicottero Agusta Westland AW 139 per provare l’ebbrezza del volo ad ala rotante, passando per l’esperienza di potersi sedere alla quadrupla postazione che consente di capire cosa significa volare in formazione.
Queste postazioni sono tutte dedicate ai maggiori di 12 anni di età i quali hanno la possibilità di accomodarsi in questi cockpit virtuali assistiti al meglio dal personale, che regola settaggi e configurazioni del velivolo simulato, accompagnando l’appassionato di turno nella sua esperienza di volo. 
Un ulteriore spazio esclusivo di 400 mq è dedicato al Volandia Store, molto più di un semplice gift — shop del museo. In esso infatti è possibile acquistare prodotti di ogni tipo come modellini, orologi,capi di vestiario in perfetto
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stile aviatorio e ovviamente gli immancabili libri dei quali è presente una vasta selezione. Volandia Store ripone molta cura nel selezionare i suoi prodotti e rappresenta il luogo ideale in cui è possibile acquistare regali particolari e oggettistica in genere di non facile reperimento. Il negozio del museo segue i medesimi orari di apertura del parco ed è possibile accedervi senza dover comprare il biglietto di ingresso.
I padiglioni espositivi. 
Per quanto concerne la parte più strettamente aeronautica, Volandia è suddiviso in diversi padiglioni tematici, corrispondenti a circa 20.000 metri quadri di aree coperte, che oltre ad ospitare i velivoli con le rispettive schede tecniche, vedono l’allestimento delle scenografie ed ambientazioni dedicate. 
Il primo padiglione che si incontra lungo il percorso espositivo è quello denominato “Le Forme del Volo”, il quale fornisce una spiegazione di come sia possibile realizzare il più antico sogno dell’uomo, il volo appunto. Lo scopo viene raggiunto grazie a vari velivoli di costruzione nazionale ed internazionale. In questo spazio fanno bella mostra di se alcuni dei più importanti aerei italiani del dopoguerra come il SIAI Marchetti (oggi Alenia Aermacchi) SF 260. Presente con il prototipo della versione TP, il “260” è un vero e proprio simbolo dell’industria nazionale: esso infatti, prima con la variante AM e oggi con quella EA, rappresenta l’addestratore basico iniziale sul quale l’Aeronautica Militare forma i suoi futuri piloti. Presenti nel padiglione ci sono anche la fusoliera del Dornier Do 328, bimotore turboelica di linea ed anche il Caproni Vizzola C 22J, addestratore bimotore biposto a getto che rappresenta l’ultimo aereo ad aver portato il nome Caproni. In particolare il C 22J esposto a Volandia  è il terzo esemplare volante, nonché l’ultimo velivolo costruito a Vizzola. A rappresentare il futuro dell’addestramento avanzato nell’Aeronautica Militare c’è invece il “Mock Up” dell’Alenia Aermacchi M 346 (T 346 per l’AM) “Master”. L’ultimo  nato in casa Alenia Aermacchi è un velivolo particolarmente moderno che ha tutte le carte in regola per soddisfare i requisiti LIFT (Lead In Fighter Trainer) delle odierne forze aeree: il Master infatti ha come compito primario l’addestramento dei piloti dei caccia di ultima generazione destinati al Typhoon F 2000, al Rafale, oppure agli F 35 e F 22. Dotato di comandi di volo Fly-by-Wire, esso rappresenta anche l’aereo italiano più veloce mai realizzato avendo toccato il 18 dicembre 2008 la considerevole velocità di Mach 1.17.
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Il successivo padiglione che si incontra proseguendo il percorso museale è “Il Primo Volo a Malpensa”, nel quale è riprodotta l’ambientazione del primo volo avvenuto sulla brughiera di Malpensa, il 27 maggio 1910. Quel giorno si realizzò il sogno di Gianni Caproni grazie al Ca. 1, velivolo da lui stesso progettato e portato in volo da Ugo Tabacchi del tutto privo di esperienza di volo, il quale fu in grado di volare per un lungo tratto prima di danneggiare il velivolo in atterraggio. I visitatori del museo si trovano di fronte ad un vero e proprio pezzo di storia: il Caproni Ca. 1 esposto in questo padiglione rappresenta infatti il più antico aereo in assoluto conservato in Italia, un cimelio che da solo vale la visita al parco.
Immediatamente adiacente a questo spazio si trova la ricostruzione dell’Officina Caproni, il luogo in cui i velivoli Caproni venivano prodotti. In questo padiglione vi sono altri due aeroplani che in questi stessi edifici videro la luce: il primo è il Caproni Ca. 113 uno dei migliori aerei acrobatici costruito nel periodo incluso tra le due guerre e che venne anche esportato in diversi esemplari in Germania e Portogallo e costruito in Bulgaria come KB-2. Anche in questo caso, come per il Ca. 1 siamo dinnanzi all’unico esemplare esistente al mondo. Il secondo aereo qui esposto è il Ca. 18, nel quale gli esperti di aeronautica non faticheranno ad identificare la tipica struttura generale degli aerei Blèriot: questo aereo era un biposto da osservazione e fu anche il primo velivolo nazionale ad equipaggiare per intero una Squadriglia italiana.
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Uscendo dall’Officina Caproni, prima di proseguire il percorso strettamente dedicato agli aerei di Volandia, si può accedere al padiglione dedicato allo Spazio. Inaugurato il 2 giugno 2011, è l’ideale per chi ha sempre sognato di fare una passeggiata tra le stelle. Da qui infatti si possono visitare i corridoi della Stazione Spaziale Internazionale, camminare tra stelle e pianeti e sedersi comodamente a guardare filmati che spiegano come gli astronauti vivono nello spazio. Proseguendo si trova anche una suggestiva riproduzione del LEM (Lunar Excursion Module) con tanto di astronauti con tute spaziali, per ricordarci l’avventura delle missioni lunari, certamente la più epica condotta dall’uomo. Una menzione a parte la merita senz’altro il planetario nel quale è possibile sedersi sotto un suggestivo cielo stellato ed ammirare la volta celeste.
Tornando, per così dire più vicini alla Terra, si prosegue entrando nella Sezione Aerostatica, prima tappa del padiglione “Ala fissa”: questa parte del museo, oltre a contenere quella che forse è la più importante collezione a tema aerostatico a livello mondiale, cioè la collezione RE/MAX — Caproni, presenta inoltre oggetti d’arte, stampe, libri e oggettistica che ripercorrono l’epoca pionieristica dell’aviazione dal ‘700 ai primi del ‘900. E’ in questa sezione che si trovano anche motociclette ed automobili prodotte dalla Caproni, certamente macchine meno note delle loro controparti volanti, ma pur sempre facenti parte della storia di questa rinomata industria aeronautica. E forse nessun altro luogo di Volandia poteva essere più adatto per ospitare la riproduzione del famoso Blèriot XI, che oltre ad essere tra i velivoli più famosi, fu anche il protagonista della prima traversata della Manica. Questa riproduzione fu costruita per celebrare il centenario della traversata delle Alpi, impresa compiuta dallo sfortunato quanto impavido Geo Chàvez nel 1910. Altro pezzo unico di questo spazio del parco è senza dubbio rappresentato dal Gabardini Idro, derivato dalla versione terrestre dell’omonimo velivolo. Grazie a questo monoplano fu creata nel 1914, sul sedime aeroportuale di Cameri, la scuola di volo che antecedentemente la Prima Guerra Mondiale brevettò piloti del calibro di Arturo Ferrarin e Guido Keller. L’esemplare esposto a Volandia è in comodato dalla famiglia Caproni e venne presentato il 4 ottobre 2009 a Cameri, in occasione del centenario dell’aeroporto militare novarese.
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Adiacente a quest’ultimo spazio è presente il padiglione dedicato all’Aviazione Commerciale, e quale aereo poteva rappresentare meglio la rinascita delle aerolinee nell’immediato secondo dopoguerra? La risposta è ovviamente il Douglas Dc 3 Dakota. Il Dakota è l’aereo più longevo della storia: infatti ha volato per la prima volta il 17 dicembre 1935 e da allora non ha più smesso; è passato attraverso il secondo conflitto mondiale servendo come aereo da trasporto con il nome di C 47 “Skytrain”, ha supportato la rinascita dell’aviazione civile dopo la guerra, ha servito in innumerevoli altri ruoli sia civili che militari ed ancora oggi ne volano diversi esemplari. Quello esposto a Volandia fu costruito per l’USAAF nel 1944 e terminò la sua carriera nel 1994 con l’International Trans Air Business. Per molti anni è stato basato a Perugia con l’Air Umbria, dopo l’acquisto da parte di Volandia fu trasferito in volo a Malpensa l’11 aprile 2012 aveva già sulle ali 23.400 ore di volo. I visitatori del museo hanno inoltre la possibilità di poter accedere all’interno dell’aereo, senza dubbio una suggestiva possibilità per rendersi conto come i velivoli di linea sono cambiati in circa 70 anni di storia. Oltre al mitico Dc 3, in questo padiglione trovano posto anche foto e altri materiali che ben delineano la storia dell’aviazione commerciale.
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Proseguendo nel padiglione “Ala Fissa” si entra nel settore del museo forse più strettamente militare. Infatti nel primo spazio trovano posto i due mock up dei due più famosi caccia italiani della seconda guerra mondiale, ovvero i Macchi MC.202 “Folgore” e MC.205 “Veltro”. Derivato dall’MC. 200, il Folgore era un monoposto di costruzione interamente metallica con motore in linea di produzione tedesca, il DB 601 gli conferiva le prestazioni necessarie per competere con i migliori caccia alleati come gli Spitfire Mk V. Il simulacro del parco rappresenta un esemplare della 365^ Squadriglia appartenente al 150° Gruppo Autonomo, la quale partecipò alla difesa dello spazio aereo italiano nel 1943. Il “Veltro” invece, oltre ad essere l’ultimo caccia prodotto in serie dalla Macchi, fu forse anche il migliore dei caccia italiani della seconda guerra mondiale. Ottenne tale appellativo unendo alla cellula del MC.202 il motore DB 605, ovvero il propulsore che accomunava tutti i caccia della così detta “Serie 5”, della quale facevano parte anche il Fiat G.55 ed il Reggiane RE.2005. Il mock up dell’MC.205 rappresenta un velivolo del 155° Gruppo del 51° Stormo dell’Aeronautica Cobelligerante. Da notare che al momento della nostra visita, tra i due caccia Macchi si trovava la fusoliera in restauro di un caccia Reggiane RE.2002 Ariete, altro velivolo italiano della seconda guerra mondiale. L’anno scorso invece al posto della fusoliera dell’Ariete è stato esposto per diversi mesi il restaurato biplano IMAM Ro. 37 bis MM11341, il quale fu presentato il 21 gennaio 2012 a Volandia direttamente dall’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Generale di Brigata Aerea Giuseppe Bernardis, prima di giungere (9 ottobre) al Museo  Storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle.
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Lo spazio successivo del medesimo padiglione invece ci porta agli aerei con motore a reazione che hanno servito nelle file dell’Aeronautica Militare dal secondo dopoguerra ad oggi. Così troviamo un esemplare del velivolo inglese De Havilland DH.100 Vampire, primo caccia a reazione impiegato da AM, ed il primo prodotto in Italia: in particolare 89 dei 195 esemplari costruiti nel nostro paese uscirono dalle linee di montaggio Macchi di Venegono. Il velivolo qui esposto fu costruito in Svizzera nel 1952, dopo aver prestato servizio per quasi quarant’anni con l’aviazione svizzera (Schweizer Luftwaffe) è stato acquistato nel 1991 dall’Association Varoise Avions de Collection francese che lo ha mantenuto in condizioni di volo, l’8 aprile 2010 a concluso la sua carriera di volo atterrando a Malpensa dopo il suo acquisto da parte della Fondazione Museo dell’Aeronautica. Il Vampire di Volandia è rappresentato nei colori del 154° Gruppo del 6° Stormo di Ghedi.
Non potevano ovviamente mancare quelli che sono stati due dei più riusciti aerei progettati da Ermanno Bazzocchi: l’MB 339 e l’ MB 326. Il ‘339 è l’addestratore su cui ancora oggi si formano i piloti della nostra Aeronautica e dal 1982 equipaggia anche la Pattuglia Acrobatica Nazionale “Frecce Tricolori”. Quello esposto nel museo è un esemplare della versione C che ha volato per la prima volta il 17 dicembre 1985 pilotato da Riccardo Durione ed è rappresentativo dell’introduzione dell’avionica digitale a bordo dell’MB 339A. E’ arrivato al parco in prestito dall’Alenia Aermacchi nel 2010. Il predecessore del “339” fu l’MB 326, il più grande successo dell’industria italiana nel campo degli addestratori a getto;  l’esemplare esposto a Volandia è il secondo prototipo ed è il più vecchio “326” esistente. Restaurato dall’Aermacchi fu donato nel 1999 all’Aeronautica Militare che a sua volta lo ha ceduto in prestito al museo nel 2010. Altro prodotto dell’industria italiana presente nel padiglione è il SIAI Marchetti S 211, aereo a reazione da addestramento basico prodotto per le aeronautiche di Singapore, Filippine ed Haiti. Il velivolo esposto è il secondo prototipo del piccolo addestratore mentre un altro S 211 è esposto come “Gate Guardian” nell’area esterna insieme ad un Mooney M 20E. L’Aeronautica Militare di oggi è invece rappresentata dal cacciabombardiere AMX “Ghibli”, frutto della collaborazione tra Aeritalia, Aermacchi e la brasiliana Embraer, il cacciabombardiere è tuttora in servizio anche con l’Aeronautica Militare brasiliana, il velivolo è in grado di svolgere missioni di supporto aereo ravvicinato e ricognizione. Il “Ghibli” esposto a Volandia è il primo AMX in assoluto ad essere esposto in un museo, nonché il quinto prototipo dell’aereo ed è stato preparato per l’esposizione dal 3° Reparto Manutenzione Velivoli (RMV) di Treviso.
Prima di entrare nel padiglione “Ala Rotante”, è possibile accedere all’area esterna dalla quale si possono ammirare il piazzale e le piste dell’aeroporto di Malpensa, con tanto di vista sui decolli ed atterraggi degli aerei di linea. 
Il padiglione “Ala Rotante” si apre con una suggestiva ricostruzione del ritrovamento del relitto di un trimotore SIAI Marchetti S.79 Sparviero in Libano nel 1993. Il “Gobbo Maledetto” fu senza dubbio l’aereo italiano più celebre della Seconda Guerra Mondiale, nonché il miglior bombardiere della Regia Aeronautica. La fusoliera esposta è davvero quella ritrovata in Libano e potrebbe essere l’esemplare L-114, costruito dalla SIAI nel 1940 con MM 23843: se così fosse si tratterebbe del più vecchio S.79 oggi esistente. Di fianco ad esso è esposto il Bell 47J, versione derivata dal classico Model 47 il quale ne aumentava confort e prestazioni. Quello esposto a Volandia ha servito con i Carabinieri nei Nuclei Elicotteri di Elmas e di Bari:  si trova al museo dal 2010 ed è rappresentato con la livrea della AGIP Mineraria che trovò nel 1960 nel deserto di Libia un altro Sparviero, l’MM 23881.
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Lo spazio successivo accoglie ben cinque elicotteri che hanno sancito l’evoluzione e l’impiego dell’ala rotante in Italia. Così incontriamo innanzitutto un esemplare del Breda Nardi-Hughes NH 500MC, versione costruita nel nostro paese del diffusissimo Hughes 500: esposto con i colori della Guardia di Finanza, il velivolo fu consegnato alle Fiamme Gialle nel 1978 ed ha volato per più di 3.000 ore fino al 2009, prima di arrivare al museo nel 2010. Sempre con la livrea della Guardia di Finanza è esposto un esemplare dell’Agusta A109 AII, costruito nel 1985 ha servito con il Centro Aviazione di Pratica di Mare e la Sezione Aerea di Cagliari sino al 2006.
Il Bell 47G di Volandia ci ricorda invece l’inizio della carriera nel campo elicotteristico dell’Agusta che lo produsse dal 1954 al 1976. Il velivolo del parco fu importato dagli USA nel 1977 ed è giunto al museo nel 2010, dopo aver trascorso la maggior parte della sua vita operativa effettuando trattamenti agricoli. L’Arma dei Carabinieri è invece rappresentata da altri due importanti mezzi ad ala rotante: l’Agusta Bell AB 47G3B1 fu consegnato ai Carabinieri nel giugno 1966 ed ebbe una carriera avventurosa. Ebbe infatti un incidente nel 1969, fu riparato e rimesso in efficienza nel 1970 e dopo il suo servizio a Bolzano fu destinato all’esposizione presso la comunità montana dell’Alta Irpinia ed è quindi arrivato al parco nel 2010. Sempre nei Carabinieri ha operato anche l’esemplare del Bell 206 (AB 206). Il Jet Ranger è stato uno degli elicotteri di maggior successo con 10.000 unità costruite, quello esposto al museo ha servito con diversi Nuclei Elicotteri Carabinieri prima di essere radiato nel 2008 ed è giunto a Volandia nel 2009. L’Aviazione di Marina e l’Aviazione dell’Esercito sono invece ben rappresentate nel successivo spazio. Prodotto in oltre 1.300 esemplari il “Sea King” venne scelto dalla Marina Militare come elicottero antisommergibili. L’SH 3D esposto fu consegnato nel 1973 e venne ampiamente utilizzato come piattaforma per i collaudi del missile aria-superficie AS.12 “Martel”, successivamente prestò servizio presso il 1° Gruppo Elicotteri di Luni, nel 2008 venne radiato dal servizio attivo e giunse al parco nel 2010. All’Aviazione dell’Esercito (AVES) appartiene invece l’elicottero da trasporto medio Boeing CH 47C, presente al fianco dell’SH 3D; questo Chinook ha prestato servizio per tutta la sua vita presso il 1° Reggimento AVES “Antares” di Viterbo, consegnato nel 1977, ha al suo attivo un operazione ONU in Mozambico del 1993. Arrivato a Volandia nel 2009, dopo essere stato dismesso nel 2001 è esposto con i colori che nel 2006 hanno rappresentato le celebrazioni per i 30 anni della costituzione del reparto "ANTARES"; inoltre avendo il portellone del vano di carico aperto è possibile salirvi e scattare una foto seduti sui caratteristici sedili utilizzati dai soldati durante i loro spostamenti con questa poderosa macchina.
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Prima di poter vedere l’ultimo mezzo ad ala rotante, abbiamo visto in uno spazio quello che probabilmente è uno degli ultimi arrivi a Volandia, ovvero un Piaggio P 166-DL3 SEM con la livrea della Guardia Costiera in attesa di sistemazione all’interno del museo. L’ultimo elicottero del museo è l’Agusta Bell AB 204B, la versione italiana del leggendario Huey, prodotto in oltre 16.000 esemplari. Esposto con la Livrea dei Vigili del Fuoco con i quali servì negli anni ’80, questo esemplare fu consegnato nel 1966 alla Marina che lo utilizzò come multiruolo.  
Prima di entrare nell’ultimo padiglione una sosta è obbligata per ammirare la collezione Piazzai. Questa esposizione di modellini è formata da 1.200 pezzi che vanno dai primi progetti di Leonardo da Vinci agli ultimi mezzi spaziali, nella medesima collezione sono inclusi circa 800 Crest che rappresentano i reparti di volo delle principali forze armate italiane, insieme le tipologie appena descritte assegnano alla collezione Piazzai il titolo di raccolta più grande d’Italia.
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L’ultimo padiglione si chiama “Futuro del Volo” ed è dedicato ad una macchina molto particolare, il convertiplano, la sua caratteristica principale è che decolla ed atterra come un elicottero ma che in volo ha le stesse prestazioni di un aeroplano, questo grazie ai suoi particolari rotori basculanti. Ma l’intero padiglione non è dedicato solo a questa macchina ma è un percorso attraverso la storia di Agusta Westland, che dagli albori giunge fino appunto al convertiplano in esposizione; l’Agusta Westland AW609 è rappresentato da un “Mock Up”. La presenza di questo simulacro fa di Volandia anche l’unico museo al mondo ad aver dedicato ad un convertiplano un intero padiglione, giusta conculsione di un viaggio che partendo dal sogno realizzato da Gianni Caproni a
La storia dell’industria aeronautica Caproni. 
La Caproni fu una delle prime industrie aeronautiche in Italia e una delle prime della storia dell’aviazione nel mondo. Fondata da Giovanni Battista Caproni, l’azienda realizzò alcuni tra gli aerei più importanti che hanno prestato servizio nel nostro paese e ottenne anche successo nell’esportazione dei suoi velivoli all’estero. Gianni Caproni, come era universalmente noto, proveniva da Arco in provincia di Trento che all’epoca era ancora parte dell’Impero Austro Ungarico, ma le origini italiane dei suoi genitori ed il loro sentirsi indipendenti dall’Austria, lo spinsero ad esercitare la sua attività di progettazione e costruzione aeronautica in Italia. Così dopo aver completato gli studi a Monaco di Baviera e a Liegi si trasferì a Parigi, il 27 maggio 1910 presso Cascina Malpensa volò il suo primo aereo, il Caproni Ca. 1. Al termine del medesimo anno si trasferì a Vizzola Ticino, vicino a Varese dove iniziò a produrre monoplani tra i quali spicca il Ca. 18, il quale evidentemente seguiva quelle che erano le linee essenziali degli aerei del francese Blèriot. Fu con questo bombardiere che sul finire del 1913 venne equipaggiata la 15^ Squadriglia, la prima ad essere montata su aerei progettati e costruiti interamente in Italia. La Prima Guerra Mondiale vide Caproni attuare praticamente quelli che erano i pensieri del teorico del bombardamento strategico Giulio Douhet: infatti Gianni Caproni progettò e sviluppò tutta una serie di trimotori da bombardamento il cui culmine fu certamente il Ca. 33, non solo impiegato dall’Italia ma anche dagli altri paesi dell’Intesa come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Questi velivoli inizialmente prodotti dalla Società per lo sviluppo dell’Aviazione in Italia (S.S.A.I.) negli stabilimenti di Vizzola e Taliedo,  poterono essere finalmente prodotti dall’industria di Gianni e del fratello Federico a partire dal 1917, anno in cui acquisirono la  S.S.A.I. ed i relativi stabilimenti, cambiando la sua ragione sociale in Società Italiana Caproni, mentre nel 1929 il nome definitivo divenne Aeroplani Caproni s.a. . Proprio per le sue gesta a bordo di un Caproni Ca. 33 il Capitano Oreste Salomone fu il primo pilota italiano a ricevere la Medaglia d’Oro al Valor Militare: infatti il 18 febbraio 1916 dopo un bombardamento su Lubiana in Slovenia i Caproni vennero intercettati dai caccia Fokker. Il Ca. 33 pilotato da Salomone e dal Capitano Luigi Bailo, con il posto da osservatore occupato dal Tenente Colonnello Alfredo Barbieri fu oggetto di diversi attacchi durante i quali perirono Bailo e Barbieri. Salomone benché gravemente ferito ignorò i tentativi di resa impostigli dai piloti avversari e fu comunque in grado di atterrare su un campo italiano. Con il termine della guerra, Gianni Caproni si dedicò allo sviluppo degli aerei di linea ed all’ampliamento della sua industria: così entrarono a far parte del gruppo alcuni tra i più influenti personaggi della storia dell’aeronautica e della Caproni stessa. Dopo il conflitto fece il suo ingresso nella Caproni colui che ne sarebbe divenuto il principale progettista, ovvero Rodolfo Verduzio. Altri nomi non meno importanti furono Luigi Stipa e Secondo Campini.
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Il primo progettò lo Stipa Caproni il quale servì da banco prova per l’elica intubata, mentre il secondo sviluppò il suo motogetto che se fu solo valutato per l’ utilizzo sul Ca. 183bis, venne poi invece sperimentato concretamente con il Campini C.C. 2. Ma la ditta continuò concretamente anche a produrre aerei come Ca. 101, Ca. 111 e Ca 133 veri protagonisti delle campagne coloniali degli anni trenta ma che furono anche impiegati nella Seconda Guerra Mondiale. Gli anni ’30 furono gli anni d’oro dell’aviazione e della Regia Aeronautica in particolare, la quale in questo periodo conquistò molti record, tra i quali quello di altezza per aerei con motori a pistoni (pari a 17.083 metri) , tutt’ora valido, ottenuto il 22 ottobre 1938 da Mario Pezzi a bordo di un Ca. 161bis. Il periodo tra le due guerre vide inoltre affluire nel gruppo Caproni diverse consociate come i Cantieri Aeronautici Bergamaschi — Caproni Bergamasca responsabile per la produzione di aerei quali i Ca. 311, Ca. 313 e Ca. 314; l’Aeroplani Caproni Trento che dopo la guerra sviluppò l’addestratore a reazione Caproni Trento F. 5; la Caproni Vizzola la quale, oltre a sviluppare alianti, durante gli anni ’80 derivò proprio dai suoi motoalianti l’addestratore Caproni Vizzola C-22J; la Reggiane divenne nota invece durante l’intero corso della Seconda Guerra Mondiale per avere sviluppato i caccia della serie 2000. All’estero il gruppo fu rappresentata dalla Kaproni Bulgarski in Bulgaria che produsse su licenza i prodotti dell’industria lombarda, mentre la Caproni Aeronautica Peruana servì per commercializzare gli aeroplani Caproni non solo in Perù, ma nell’intera America Latina. A far parte del gruppo entrò anche la Isotta Fraschini che, producendo motori per mezzi marittimi quali i MAS, conferì, unitamente allo Stabilimento Aeroplani Caproni di Taliedo che invece si occupò della produzione dei sommergibili tascabili CA e CB, alla ditta anche carattere di costruttore navale. Durante il secondo conflitto mondiale i velivoli prodotti dalla Caproni Bergamasca, nonostante i limiti in termini di prestazioni trovarono impiego praticamente su ogni fronte; così i vari Ca. 309, Ca. 310, Ca. 311, Ca. 313 e Ca. 314 entrarono in azione in ogni teatro operativo grazie alle loro capacità che ne facevano dei discreti multiruolo. I caccia invece vennero prodotti da un’altra consociata del gruppo, ovvero la Reggiane la quale sfornò aerei dalle prestazioni pregevoli come i Re. 2000, Re. 2001, Re. 2002 e Re. 2005, che oltre essere molto belli esteticamente vantavano capacità simili, se non superiori ad altri prodotti dell’industria nazionale come i velivoli Fiat e Macchi. Dopo l’8 settembre 1943 la Caproni passò sotto il comando tedesco al fine di soddisfare le esigenze del Terzo Reich, ma i vari operai, tecnici ed impiegati del gruppo furono in grado di organizzare non solo operazioni di attività clandestina per ostacolare l’azione tedesca, ma anche di appoggiare la resistenza partigiana con armi ed altri generi di prima necessità. Il secondo dopoguerra vide la Caproni in profonda crisi economica cui dovette aggiungersi l’arresto di Gianni Caproni per supposti aiuti all’occupante tedesco e al regime fascista, accuse poi decadute per mancanza di prove. Dopo lo scarso successo dell’Executive Ca. 193, pur entrato in servizio con l’Aeronautica Militare, l’industria cercò di risollevarsi producendo autobus, automobili e ciclomotori ma a causa anche dei mancati aiuti statali lo stabilimento di Taliedo chiuse nel dicembre 1949. Nonostante la collaborazione con l’ingegner Stelio Frati e lo sviluppo proprio con questi del caccia Caproni Trento F. 5, anche la Caproni Trento chiuse i battenti poco tempo dopo. Ultimo aereo a portare il nome Caproni fu  il Caproni Vizzola C.22J che volò per la prima volta il 21 luglio 1980, prima che anche l’ultima esponente del gruppo venisse assorbita dall’Agusta. Tuttavia all’epoca di questi fatti Gianni Caproni era già salito in cielo al quale aveva aspirato per tutta la vita: infatti morì il 29 ottobre 1957, dopo aver ricevuto un attestato da Eisenhower per il suo contributo allo sviluppo dell’aviazione e dopo centinaia di brevetti, progetti ed aerei realizzati oltre ad aver ottenuto 72 record.
Gli autori desiderano ringraziare le Sig.re Aurora Lo Schiavo e Alessia Quiriconi e tutto lo staff del Museo 
Foto e testo di Giorgio Ciarini e Dario Leone 
Aprile 2013 
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