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SRPSKA Air Force
Nel trattare forze aeree ora scomparse, cancellate dagli inesorabili avvenimenti della storia, che però rivivono negli scatti dei fotografi che le immortalarono, bisogna ricordare doverosamente gli uomini che hanno servito sotto quelle insegne. Costoro a volte hanno sacrificato la loro vita, operando in alcuni casi in condizioni drammatiche che spesso solo la storia di regioni tormentate può giustificare. 
La Republic of Srpska Air Force (Vazduhoplovstvo i Protivvazdusna Odbrana Vojske Republike Srpske V i PVO VRS) è una di queste. 
Nel marzo del 2003 ho avuto il privilegio di fotografare questi aerei di costruzione yugoslava già allora obsoleti ma tenuti in perfette condizioni di efficienza da un personale molto motivato. 
Fui autorizzato a visitare le basi aeree di Mahovljani e Zaluzani entrambe nelle immediate vicinanze di Banja Luka nella Bosnia settentrionale, abitata principalmente da serbi. 
A Mahovljani una pista di rischieramento di 2.500 metri poco utilizzata ma completa di infrastrutture per il traffico civile e militare era basato un reggimento misto di caccia-bombardieri dotato delle varie versioni dello “Jastreb”, monoposto J21, ricognitore IJ21 e addestratore NJ21, e del più potente J22 “Orao”. 
A Zaluzani una piccola pista di 600 metri in erba usata dal locale aeroclub c'era invece una unità di   elicotteri  “Gazelle” costruiti su licenza in Yugoslavia dalla GAMA nelle due versioni HO e HI-42 da osservazione ed addestramento e HN-45 armata con missili terra-aria anticarro filoguidato  AT-3. 
Operativi presso quell'unità c’era ancora un Mi 8T da trasporto e due piccoli monomotori ad elica UTVA 75. 
Mi venne riferito subito che l'attività di volo  per i cacciabombardieri era quasi cessata del tutto, dal momento che la UNPROFOR nel rispetto della “no flight zone” non autorizzava nessuna missione e solo gli addestratori NJ21 e l'unico SOKO G4 Galeb potevano effettuare voli in assetto “training” ma solo sul cielo del campo. 
Gli elicotteri facevano solo voli MEDEVAC e CASEVAC, anche se spesso riuscivano a farli volare mascherando un poco lo scopo della missione. 
Mi accorsi subito della tensione che si respirava a Mahovljani perché la sola accensione dei motori di un paio di jet provocò subito il sorvolo di un Black Hawk della NATO che controllava che i velivoli non si dirigessero in testata pista per il decollo, che avrebbe fatto scattare lo scramble dei caccia della NATO. 
Tutti i velivoli venivano conservati in perfetta efficienza, inviati periodicamente per strada smontati alla ditta MOMA di Belgrado che curava le cellule mentre i motori Rolls-Royce raggiungevano per la manutenzione programmata gli stabilimenti di una vicina ditta di Bijeljina nella Bosnia serba . 
Ebbi il forte sospetto che i piloti che erano 64 ,mantenessero la qualifica Combat Ready volando come ospiti presso l'aviazione serba a Batajinika. 
A questo punto occorre spiegare come si era giunti a questa  situazione per certi versi paradossale. 
Nel 1991 alla caduta della Federazione Yugoslava si sciolsero le forze armate federali ed iniziarono le ostilità fra le  diverse etnie dello stato balcanico. 
Gli aerei ad ala fissa da combattimento della base aerea di Cerklje in Slovenia (82 Brigata Aerea) con Jastreb e Orao (237, 238, 351 Regg.) raggiunsero sia in volo che via terra l'aeroporto di Mahovljani presso Banja Luka nella Bosnia di etnia serba. 
Similmente dalla base croata di Pleso (111 Brigata Aerea) vennero prelevati in tutta fretta gli elicotteri Gazelle GAMA e Mi 8T (711, 713 e 780 Regg.) e si riposizionarono presso la base aerea di Zaluzani, sempre vicino Banja Luka. 
Per la disperata ricerca di tutto quello che potesse volare, vennero militarizzati anche alcuni velivoli ad ala fissa del locale aero-club fra cui due UTVA 75 che costituirono una Brigata di velivoli ad ala fissa leggeri. 
Con queste macchine, il 27 maggio 1992 nasceva sulle due basi presso Banja Luka che insieme formarono la Base Aerea 74, la Republik of Srpska Air Force con un ordine di battaglia di due gruppi di caccia bombardieri (27° e 28° Fighter Bomber Squadron) ed uno di elicotteri misto (89 Mixed Helicopter Squadron). 
Gli aerei leggeri vennero inquadrati nel 92 Light Multirole Squadron. 
Durante il conflitto civile yugoslavo, fra il 1992 ed il 1995, gli aerei serbi di Bosnia eseguirono oltre 17.000 sortite, sempre sotto la supervisione di Belgrado e violando sistematicamente la “no flight zone”.. 
Queste missioni che hanno avuto per teatro le Krajne in territorio croato e la stessa Bosnia dove operavano milizie croate e mussulmane e hanno visto impegnati caccia bombardieri ma anche i piccoli aerei da turismo requisiti a privati e dotati in fretta di lanciarazzi. 
Da rilevare che la forza aerea non disponeva di velivoli con capacità aria-aria per cui ogni velivolo era dotato solo di sistemi di protezione difensivi.. 
Gli elicotteri hanno volato con profili  MEDEVAC  e sono stati preziosi per le popolazioni civili. 
In tutto furono persi per fuoco nemico ed incidenti di volo,ben 18 velivoli. 
Si giunse così all'applicazione del trattato di Dayton (dicembre 1995)  che ha posto fine alle ostilità dividendo la Bosnia in due entità, quella serba e quella croata-mussulmana, ciascuna con le sue forze  armate. 
Il trattato di Firenze poi ha definito i termini della cessazione delle ostilità ed ha definito l'entità delle forze aeree serbe di Bosnia in 17 velivoli da combattimento e sette elicotteri da attacco, quantitativo da non superare per nessuna ragione e sottoposto a controllo periodico. 
E' ovvio che rimaneva applicata la no flight zone
Poco tempo dopo la mia visita la forza aerea serba di Bosnia ha cessato di esistere ed è confluita in quella della Bosnia-Erzegovine con la prospettiva di entrare nella NATO. 
Le coccarde, concentriche per i jets, con i colori orizzontali tipo “Pepsi”, e per gli elicotteri sono così scomparse dalle fusoliere per entrare nella iconografia storica dell'aviazione serba.
Foto e testo di Elio Viroli 
Stemmi e insegne prelevati da Wikipedia 
Prodotto da Giorgio Ciarini 
Marzo 2003 
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English text 
Work in progress