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Sezione Aerea Venegono
Storia della Sezione Aerea di Venegono 
 
Nel 1958, a seguito dell’entrata in servizio di un nuovo elicottero, l’Agusta-Bell AB 47J, naturale sostituto del meno potente AB 47G e con una cabina che permetteva il trasporto di eventuali passeggeri, viene costituita la prima Sezione Elicotteri “da montagna”. Le prime operazioni della neo costituita Sezione vengono svolte dall’idroscalo di Como, mentre nel volgere di pochi mesi avviene il trasferimento sull’eliporto realizzato a Intimiano (Como). Inizialmente l’AB 47J “Jota” viene impiegato solo come vettore delle pattuglie di finanzieri, che dopo essere state lasciate lungo il confine, operano autonomamente secondo le tradizionali modalità di intervento. In seguito vengono sviluppate nuove tattiche che prevedono l’intervento diretto dell’elicottero nei confronti degli “spalloni” (tradizionali figure del contrabbando montano), che delle autovetture sorprese durante le fasi di carico.   
Nel 1972 la Sezione Aerea di Intimiano viene trasferita sull’aeroporto di Calcinate del Pesce in provincia di Varese, divenendo così la Sezione Aerea di Varese.  
Nel gennaio del 1975 gli AB 47J vengono sostituiti con i nuovi Breda-Nardi NH 500M, mentre nel 1982 la Sezione Aerea viene chiusa. Alcuni anni dopo, 14 luglio del 1988, viene riattivata come Sezione Aerea di Como, la nuova “location” è sull’aeroporto di Venegono Inferiore (Varese), in uno dei capannoni storici dell’Aermacchi, struttura che per molti anni è stata la sede della scuola dedicata ad Ermanno Mantelli. Un altro passaggio importante avviene il 3 febbraio del 1997 quando si ritorna alla denominazione attuale, Sezione Aerea di Venegono. 
Il presente si formalizza nel 2002 quando la Sezione si trasferisce nella nuova struttura posta a nord del sedime aeroportuale, in territorio di Venegono Superiore, e completamente autonoma dal campo di aviazione gestito da Aermacchi e dal locale Aero Club.
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L’attuale Sezione Aerea di Venegono 
 
La Sezione Aerea dipende dal Reparto Operativo Aeronavale di Como e quindi inserita nella componente regionale del comparto Aeronavale. 
L’attuale struttura di Venegono è comandata da un Ufficiale Pilota che si avvale di un organico composto da circa 30 militari, suddivisi da un Nucleo Operativo (piloti), da un Nucleo efficienza (specialisti aventi i compiti di tecnici manutentori e, durante le attività di volo, operatori al verricello di soccorso) e infine da una Squadra Comando (militari addetti agli uffici, vigilanza e controllo caserma). 
La dotazione attuale di elicotteri consiste in due AB 412HP Codice B (Versione montagna) e da un NH 500MD.   
I compiti principali svolti dalla Sezione Aerea di Venegono si sintetizzano in: 
+ Esplorazione aerea con finalità di: 
-polizia economico — finanziaria 
-polizia archeologica 
+ Tutela dell'ambiente 
+ Altri settori di polizia in genere 
+ Sicurezza integrata sul territorio 
+ Difesa 
+ Trasporto pattuglie con lo scopo di: 
-integrare il dispositivo di vigilanza nei punti di giunzione delle rispettive circoscrizioni dei reparti ordinari 
-consentire al personale elitrasportato di intervenire nelle condizioni ottimali evitando l'affaticamento dovuto alla marcia di avvicinamento 
+ Concorso ad operazioni di ricerca e soccorso, consistente nell'esecuzione di: 
-missioni di ricerca e soccorso a favore di equipaggi e/o passeggeri di aeromobili militari e civili dispersi 
-missioni di soccorso condotte a favore di persone in difficoltà o in pericolo di vita su terra 
-missioni di soccorso lacuale condotte a favore di naufraghi o di personale imbarcato su mezzi navali in pericolo. 
+ Addestramento finalizzato all'individuazione e consolidamento delle          tecniche di operazione sull'uso dell'elicottero, svolte congiuntamente al personale delle Stazioni Alpine della Guardia di Finanza (SAGF Soccorso Alpino Guardia di Finanza) o in concorso con istituzioni civili prima tra tutte il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSS). 
+ Collegamenti finalizzati a stabilire e mantenere il contatto con unità o reparti isolati, nonché a facilitare l'azione ispettiva, assistenziale e di guida dei Comandanti di grado elevato. 
+ Trasporti logistici con lo scopo di: 
-rifornire reparti od unità isolati 
-trasportare materiale per l'installazione e manutenzione di ponti radio in alta quota e non raggiungibili per via ordinaria 
-recapitare beni di prima necessità a comunità isolate. 
+ Servizi a richiesta in cui rientrano tutte le attività dispiegate dalla Guardia di Finanza a favore di altre Amministrazioni, anche a titolo oneroso per queste ultime.  
Come si è sicuramente potuto notare manca la repressione del contrabbando e dei traffici illeciti, ruolo della Guardia di Finanza che per definizione viene indicato come la ragione di esistere del reparto al momento della sua costituzione e successiva crescita. Questa attività è praticamente ridotta quasi a zero a causa dei mutamenti geo-politici degli ultimi decenni, in particolare con la liberalizzazione messa in atto in Europa con il trattato di Schengen e con i successivi trattati di libera circolazione delle merci con la Svizzera. 
In controtendenza invece, negli ultimi anni, le due Sezioni Aeree di Venegono e di Bolzano si sono ampiamente indirizzate ad effettuare molta della propria attività addestrativa e operativa con il soccorso in montagna, ed è proprio su questo tema che andremo a focalizzare il resto del report.
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Soccorso Alpino Guardia di Finanza — SAGF 
 
Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza è stato costituito il 3 marzo del 1965 a Predazzo (Trento) presso la storica Scuola Alpina. 
La Guardia di Finanza, tramite il personale delle Stazioni SAGF distribuite sull’intero territorio nazionale montano contribuisce alla sicurezza pubblica con interventi di soccorso, protezione civile e attività di polizia giudiziaria. 
Delle 26 Stazioni presenti in Italia, 22 sono dislocate a nord sull’arco alpino, due sono poste nella zona centrale della penisola, Roccaraso e L’Aquila, e due al sud, in Sicilia a Nicolosi (Catania) e in Calabria a Cosenza 
Le Stazioni del SAGF sono articolate in sede di Reparto isolato oppure in sede di altro Reparto, sovraordinato o equiparato. 
I compiti istituzionali assegnati secondo il Decreto Ministeriale (ex Ministero delle Finanze) del 20 aprile 1993 sono lo strumento a disposizione del Corpo destinato ad assolvere prioritariamente le attività di salvaguardia della vita umana e di pronto intervento operativo da svolgere in zone di media ed alta montagna, caratterizzata da terreni rocciosi, come pareti e forre, ghiacciati e/o innevati e ipogei. 
Nel dettaglio i compiti si sintetizzano in: 
-Soccorso di infortunati e/o persone in pericolo. 
-Espletamento di turni di servizio di pronto intervento presso le basi di elisoccorso. 
-Ricerca di persone disperse. 
-Recupero di salme. 
-Vigilanza e soccorso su comprensori sciistici. 
-Intervento in caso di calamità. 
-Cooperazione con altri organismi di soccorso alpino e di protezione civile. 
-Collaborazione con enti preposti allo studio e alla prevenzione del fenomeno delle valanghe. 
-Collaborazione in tema di eventi agonistici correlati alle discipline sportive praticabili in aree montane. 
-Concorso al controllo economico del territorio (CeTe)   
I militari del SAGF sono a tutti gli effetti degli ufficiali di polizia giudiziaria, le qualifiche e le attribuzioni assegnate al personale costituisce il carattere distintivo rispetto agli altri operatori del soccorso, consentendo alle Stazioni SAGF di rappresentare un punto di riferimento per l’Autorità giudiziaria per i profili di rilevanza penale connessi, in particolare, alla scomparsa o al decesso di una persona in ambiente montano. 
L’addestramento del personale adibito al soccorso deve essere costante e deve mantenere l’efficienza operativa necessaria, in particolare vengono svolte le seguenti attività: 
-Alpinismo invernale, su ghiaccio, su roccia e su misto. 
-Scialpinismo. 
-Soccorso in valanga 
-Escursionismo in medio/alta montagna. 
-Sci in pista e fuori pista (aree sciabili gestite e non gestite). 
-Autosoccorso nei diversi contesti. 
-Soccorso organizzato per l’evacuazione di impianti a fune. 
-Soccorso sanitario extra-ospedaliero. 
-Nivologia e meteorologia, rilievi sul campo con servizio regionale A.I.NE.VA (Associazione delle Regioni e Province autonome dell'arco alpino italiano). 
-Addestramento con unità cinofile. 
-Addestramento con mezzi aerei. 
Quest’ultima voce è il filo conduttore che lega il SAGF al Servizio Aereo della Guardia di Finanza, il mezzo aereo, in particolare l’elicottero, è praticamente indispensabile per effettuare la ricerca e il soccorso in montagna, specialmente se in zone impervie e non raggiungibili con mezzi terrestri, unitamente alla rapidità di intervento e alla capacità di trasporto rendono l’elicottero un ausilio molto valido. 
L’utilizzo dell’elicottero da parte del personale del SAGF è possibile solo dopo aver effettuato un addestramento specifico, in particolare per l’utilizzo del verricello, ragion per cui vengono svolte delle attività congiunte su base trimestrale che garantiscono un utilizzo dei sistemi con la massima sicurezza.       
La Sezione Aerea di Venegono garantisce il supporto addestrativo e operativo a dieci Stazioni del SAGF poste nella zona nord-occidentale e in parte di quella centrale, comprendendo la Valle d’Aosta, il Piemonte e parte della Lombardia, le Stazioni sono dislocate a: Cuneo, Bardonecchia, Entreves, Cervinia, Riva Valdobbia, Domodossola, Madesimo, Sondrio, Bormio, Edolo.   
L’attività addestrativa in cui sono stato inserito a visto la partecipazione del personale dislocato ad Edolo. 
Oltre all’ausilio dell’elicottero i soccorritori del SAGF si avvalgono di sistemi elettronici di rilevamento dei dispersi in valanga, uno è l’ARTVA (Apparecchio di ricerca dei Travolti in Valanga), lo strumento è sostanzialmente una ricetrasmittente di segnale (priva di funzioni vocali) a corto raggio, che funziona sulla frequenza di 457kHz, lo strumento è attivabile in modalità trasmissione o ricezione. Viene indossato dall’utilizzatore in modalità trasmissione, mentre per la ricerca viene commutato dai soccorritori in ricevente. 
Un altro sistema di ricerca è il RECCO, questo sistema è composto da due parti, un riflettore inserito dentro i vestiti, oppure negli scarponi o nel casco, e un rilevatore utilizzato dalle squadre di soccorso.  
Il riflettore è una piccola capsula che contiene un paio di antenne a foglio collegate da un diodo, le dimensioni delle antenne formano un circuito che risuona ad una specifica frequenza, il riflettore è passivo e quindi non ha bisogno di batterie, per funzionare al meglio devono essere collocati due riflettori sul proprio corpo, per esempio in ambedue gli scarponi, o nelle due maniche della tuta da sci. 
Il rilevatore è un trasmettitore/rilevatore che emette un segnale direzionale da un antenna, se il segnale colpisce il riflettore viene ritrasmesso verso il rilevatore stesso, il segnale che ritorna al rilevatore viene convertito in un impulso audio il cui volume è proporzionale all’intensità del segnale ricevuto. 
Il segnale del RECCO è in grado di passare facilmente attraverso aria, neve asciutta e ghiaccio, l’acqua o la neve bagnata invece assorbono il segnale vanificando la ricezione. 
Altri sistemi ancora più accurati sono in fase di valutazione, in particolare il rilevamento dei telefoni cellulari tramite un antenna posta direttamente sugli elicotteri.
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Pilota profilo “montagna”  
 
Al fine di essere prontamente impiegabile in missioni di soccorso il pilota appartenente ad una Sezione Aerea di montagna deve seguire un iter formativo che inizia con l’acquisizione delle competenze basiche e passo dopo passo implementare i propri Skill (abilità). Conclusa l’attività addestrativa presso gli istituti di formazione del Corpo, i militari che vogliono diventare piloti di elicottero, dopo aver superato l’iter selettivo compreso di idoneità medica, frequentano un corso di pilotaggio presso il 72° Stormo dell’Aeronautica Militare di Frosinone al termine del quale viene rilasciato il Brevetto Militare di Pilota d’Elicottero (BMPE). Tale corso è distinto in due fasi, una teorica e, a seguire, una pratica suddivisa a sua volta in diversi blocchi addestrativi. Acquisito il Brevetto rilasciato dall’Aeronautica Militare il neo pilota viene inviato presso il Centro di Aviazione della Guardia di Finanza di Pratica di Mare ove frequenta il corso di abilitazione al pilotaggio sulla macchina con la quale opererà una volta giunto presso il Reparto di volo di assegnazione. L’abilitazione al pilotaggio prevede anch’essa una fase teorica ed una pratica seguita da un esame per il rilascio abilitazione a cura di un esaminatore di AM. Terminata l’abilitazione il pilota frequenta il corso di capacità operativa per la macchina sulla quale è stato abilitato. Il corso di capacità operativa è distinto in due profili, mare e montagna. Per lo specifico profilo montagna sono previste due diverse fasi, una basica ed una avanzata. Il corso di capacità operativa si articola in circa trenta missioni di volo compreso l’esame finale. Nel modulo di capacità operativa avanzata il pilota viene abilitato al verricello di soccorso con missioni che crescono via via di complessità e difficoltà al fine di consentire lo svolgimento in piena sicurezza delle operazioni ad alta quota con impiego del verricello di soccorso simulando anche condizioni di elevato stress per il pilota. L’operazione al verricello in generale viene effettuata in un regime di volo in cui l’elicottero viene impiegato con alta potenza ma ovviamente, nessuna velocità relativa, il che comporta una notevole sollecitazione dei motori che potrebbero superare i limiti massimi, nonché della struttura come la trasmissione. Si consideri infine che tale condizione può costituire un serio potenziale pericolo in caso di insorgere di una qualsiasi avaria il che richiede una elevata attenzione da parte dei piloti che devono lavorare in strettissima sinergia assicurando il più elevato Crew Resource Managenemt (CRM) possibile fra pilota, copilota ed operatore al verricello.
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Addetto al verricello 
 
Il ruolo del “verricellista” è fondamentale in una attività di soccorso qualora l’elicottero non potesse atterrare a causa di ostacoli presenti sul terreno, se poi ragioniamo in termini di soccorsi in montagna o addirittura di recupero in “parete” senza l’ausilio del verricello risulterebbe impossibile recuperare il malcapitato. 
L’addetto al verricello è un componente a pieno titolo dell’equipaggio di volo, ma non solo, in quanto è anche specialista addetto alla manutenzione degli elicotteri. 
Per capire meglio questo particolare ruolo ci facciamo spiegare da Gianluca come si addestrano e come lavorano. 
L’iter formativo dell’Operatore al Verricello di Soccorso o più brevemente del “verricellista” in Guardia di Finanza prevedeva una parte teorica e una serie di missioni a difficolta crescenti fino ad arrivare alle gestioni delle emergenze legate direttamente al verricello e emergenze dipendenti da avarie di vario genere. 
Attualmente sono necessarie sei missioni con peso (comprese le risoluzioni emergenze), un esame e successivamente sette missioni con Aerosoccorritore/Operatore di Elisoccorso/Cinofilo Operatore di Elisoccorso.   
Nello specifico in montagna si richiede una particolare precisione nelle indicazioni per arrivare sull’obbiettivo, un’elevata attenzione nella separazione e gestione degli ostacoli ed una valutazione dell’orografia del terreno per valutare la migliore posizione in cui effettuare l’operazione per limitare gli effetti di venti e flussi rotorici. In parole povere è necessaria una ottima ”CRM” (Crew Resource Management) ovvero il continuo flusso di informazioni che si viene a creare tra i componenti dell’equipaggio in queste situazioni. L’Operatore al Verricello durante le operazioni comunica con l’equipaggio per descrivere le fasi di salita/discesa senza mai dimenticare gli ostacoli più o meno vicini trasmettendo tranquillità ed acquisendo reciproca fiducia. 
Tra le cose più impegnative in montagna ci sono gli stacchi da parete e lo stacco da parete con barella. Quest’ultima richiede estrema coordinazione con il personale Aerosoccorritore/SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza) per evitare rotazioni eccessivamente fastidiose ed in alcuni casi pericolose per la persona soccorsa, con sistemi anti rotazione sia a vela che con corda.  
E’ pertanto l’attività che richiede più attenzione perché si ha la vita delle persone appese ad un “filo” (anche se naturalmente avviene tutto in estrema sicurezza visto il peso massimo applicabile al gancio di 600 lbs / 272 kg). Il dato che meglio fa comprendere quanto descritto è quello riportato dalla Matrice di Controllo (serie di parametri da inserire in apposito modulo da cui scaturisce un numero che rappresenta un indice di rischio), che rimane identico sia in fase di addestramento che in operazioni reali. 
Le operazioni brevemente descritte richiedono continuo addestramento che viene svolto quotidianamente durante tutto l’anno in collaborazione con il personale  SAGF distribuito su tutto l’arco alpino ed appenninico compreso anche il vulcano Etna in Sicilia. 
L’Operatore al Verricello in Guardia di Finanza è anche (o soprattutto) Specialista di Elicottero/Manutentore di Aeromobile questo vuol dire che rappresenta una figura professionale completa chiamata a manutenere ovvero mantenere efficiente, il Sistema d’Arma che egli stesso utilizzerà. 
Tra le attività più importanti eseguite dai Verricellisti/Manutentori della Sezione Aerea di Venegono si annovera; il rimontaggio completo dell’HH 412C a seguito di una importante manutenzione e la prima Ispezione 1.200 ore effettuata presso un Reparto di Volo della Guardia di Finanza, ciò ha permesso a questi uomini il soccorso di un infortunato in zona impervia appena quindici giorni dopo l’uscita dell’elicottero dall’ispezione delle 1.200 ore, dopo circa un anno di lavoro.   
Questo episodio ha ripagato, più di tutto, questi Specialisti impegnati nel gravoso percorso manutentivo affrontato.
Aerosoccorritore 
 
In Guardia di Finanza il ruolo dell’Aerosoccorritore (ARS) non è molto sviluppato, attualmente sono solamente sette gli operatori qualificati, di cui sei sono dislocati presso il Centro di Aviazione di Pratica di Mare; uno è di stanza presso la Sezione Aerea di Varese. La specializzazione di aerosoccorritore in Guardia di Finanza è di recente costituzione; il Nucleo Aerosoccorritore è stato infatti istituito nel 2007 mentre il 1° corso svolto risale al 2006.  
L’Aerosoccorritore è la figura professionale che mette in atto tutte le procedure necessarie per fornire assistenza alle persone in imminente pericolo di vita e predisporne il successivo recupero, indistintamente sia sulla terraferma sia in acqua.  
In sostanza è l’operatore che, nell’assolvimento delle missioni assegnate, mantiene la sua tipica unicità d’impiego che risiede nella capacità di condurre operazioni agendo in un quadro di autosufficienza operativa e logistica in ogni ambiente.  
L’ARS ha anche dei compiti cosiddetti secondari che vanno dall’aiuto per la navigazione al supporto durante le ricerche visive.  
L’addestramento degli ARS della Guardia di Finanza viene svolta presso i reparti dell’Aeronautica Militare, le capacità operative raggiunte sono perfettamente identiche anche se applicate in un differente contesto.  
L’ARS Ruggero ora ci spiega alcuni dettagli della particolare attività svolta: 
Il ruolo dell’Aerosoccorritore è fondamentale in una attività di soccorso; infatti senza l’ausilio dello stesso risulterebbe impossibile recuperare il malcapitato. L’aerosoccorritore della Guardia di Finanza è altresì abilitato/addestrato al recupero di feriti sia su terra che a bordo di imbarcazioni e di naufraghi dispersi in mare. L’aerosoccorritore, più comunemente chiamato ARS, è un componente a pieno titolo dell’equipaggio fisso di volo. L’iter formativo dell’Aerosoccorritore in Guardia di Finanza è molto lungo e complesso. Inizia con il superamento di accurate visite mediche presso l’Istituto di Medicina AeroSpaziale (IMAS) dell’AM. Una volta ottenuta l’idoneità fisica si affrontano delle prove fisiche che fanno parte della selezione vera e propria. Le prove fisiche vengono effettuate in diversi contesti, sia in acqua che su terra, e devono essere superate tutte obbligatoriamente. Il corso come del resto le selezioni sono a cura del CAE del 15° Stormo  dell’AM. La durata è di circa quattro mesi per quanto riguarda la parte acqua, roccia e sopravvivenza in zone impervie. Terminata questa fase si passa solitamente in pieno inverno ad un mese di attività addestrativa e di sopravvivenza in alta montagna in ambiente innevato. Superata anche questa fase il corso si conclude con l’effettuazione di dieci missioni di volo con relativa attività con verricello simulando tutti gli scenari operativi. Si inizia con il recupero mediante verricello su terra per terminare con il recupero da imbarcazione di notte senza tralasciare i recuperi in braga doppia e il recupero dell’infortunato mediante l’ausilio della barella verricellabile. Al termine delle dieci missioni si effettua l’esame finale che certifica la capacità operativa dell’aerosoccorritore sulla macchina. Nel mio caso prima ho conseguito la capacità operativa sull’HH 412 e in seguito sull’HH 139. L’attività al verricello sia essa addestrativa che reale, espone l’aerosoccorritore ad un rischio sempre alto e ad un notevole stress psicofisico. In queste circostanze deve essere riposta la massima fiducia nei confronti di tutti i membri dell’equipaggio perché in tali operazioni ognuno riveste un ruolo complementare ma fondamentale per il raggiungimento dell’obbiettivo comune. Non posso dire quale sia l’attività più impegnativa e rischiosa. Ogni ambiente nasconde dei pericoli e delle difficoltà che si possono trovare durante un soccorso in parete, durante il recupero di una barella e anche quando ci si trova a recuperare un naufrago in mezzo al mare. Per questo occorre avere delle conoscenze ad ampio raggio e continuare sempre a curare le proprie abilità e capacità. Di solito la giornata tipo ha inizio con un briefing mattutino di tutti i militari in servizio. Si resta poi in stand-by in attesa di eventuali chiamate per ricerche e soccorso. Durante la giornata svolgo attività sia di addestramento che di allenamento/mantenimento fisico. L’addestramento è fondamentale per essere sempre pronti ad affrontare le diverse situazioni che possono capitare durante l’attività di soccorso mentre il mantenimento fisico è fondamentale per poter avere un sempre ottimale livello di efficienza fisica. Essendo in servizio presso una Sezione Aerea di montagna, l’attività addestrativa si sviluppa principalmente in ambiente impervio con attività alpinistiche su roccia e neve. Molte attività addestrative vengono svolte con l’elicottero in modo che tutto l’equipaggio si addestri alle tecniche di recupero e alle manovre di imbarco e sbarco dall’elicottero sia mediante verricello che non. L’aerosoccorritore, oltre ad occuparsi del recupero dell’infortunato, durante le missioni di volo svolge anche un ruolo di autoprotezione per tutto l’equipaggio nel caso in cui dovesse verificarsi un atterraggio non pianificato in zona impervia. A tal proposito l’ARS ha tra i vari compiti anche quello di indottrinare il personale del Reparto di volo per quanto riguarda gli aspetti e le tecniche di sopravvivenza soprattutto in montagna. In questo anno di presenza a Venegono ho effettuato molte missioni di ricerca di dispersi ed una di soccorso reale durante la quale ho recuperato un anziano signore di nome Angelo disperso in montagna da circa tre giorni. Abbiamo anche svolto attività di contrasto alla produzione e commercializzazione di sostanze stupefacenti sequestrando a terra 70 kg di Marijuana abilmente nascosta all’interno di alcuni campi di mais. La soddisfazione è stata tanta, sono proprio questi episodi a ripagarti di tutto l’impegno ed i sacrifici che ogni giorno si fanno per essere sempre pronti. L’aerosoccorritore ha come simbolo il Jolly perché questa figura famosa nel gioco delle carte è quella che si utilizza quando si è in difficoltà e che vale qualsiasi punteggio. Per questo si dice che in caso di necessità “Ci si gioca il Jolly”.
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"Un Angelo" 
 
Il primo giorno di agosto di una estate caldissima, una di quelle che noi quarentenni possiamo dire di aver vissuto dal 2003 ad oggi anche troppo spesso, il telefono squilla, è “domo”, per gli amici, Stazione del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Domodossola per tutti gli altri, c’è’ un disperso… caspita speriamo non sia in Val Grande, ne abbiamo  trovati solo due vivi, erano due boyscout che avevano sbagliato valle e si erano persi, una notte fuori ed era andata bene… ma altri cinque dispersi no…  ma sono altre storie. Speriamo anche che non sia troppo in alto, con queste condizioni, hot and high con l’elicottero heavy non è il massimo trasportare squadre, ogni rotazione devi pregare non cambi il vento sennò per riattaccare non ce n’è! 
Partiamo! L’appuntamento è ad uno dei tanti campi sportivi di fondo valle, come al solito con un bel pattern definito di cavi di vario diametro, oggetti che volano e steep approaches che al 412 non piacciono molto, ma se vuoi atterrare per lavorare in queste zone non hai “aeroporti”… 
Le solite due chiacchiere di briefing per ascoltare le richieste del soccorso e dare le nostre regole di sicurezza e subito si parte: sbarchiamo tre, quattro squadre in altrettanti improbabili aeroporti in quota, tra rocce e spuntoni, loro cercheranno fino allo sfinimento perché è il secondo giorno che fanno su e giù dalla montagna per cercare quell’uomo anziano che li ha chiamati e che non riusciva a dirgli dov’era né tantomeno a scriverglielo perchè lui non riesce, non può… non lo sa fare. 
Atterriamo alla fine del trasporto e ci chiedono di effettuare una bonifica di alcuni alpeggi, in poche parole andare a vedere se la persona in difficoltà sia la dentro. Imbarchiamo tre soccorritori che sbarchiamo con il verricello, al termine dello sbarco del terzo arriva una chiamata radio “… sento delle urla potete venire qui a vedere se vedete qualcosa?…”, ci spostiamo sulla verticale lui ci dà una direzione con il braccio ma per via del rumore le urla spariscono, ci riallontaniamo e da lontano via radio ci conferma la direzione, guardiamo tutti la montagna … poi nell’interfonico “… eccoli li …” l’operatore al verricello, alias “si e’ sempre fatto” per gli amici, lo ha visto… così ci guida sulla sua verticale… ma come ha fatto a finire in un posto del genere?, il terrazzino è vicino ad uno strapiombo, non ci sono sentieri se voleva andare verso gli alpeggi rischiava un salto con un brutto atterraggio, quasi certamente l’ultimo, perché a 70 anni suonati il fisico non aiuta. “Ragazzi togliamolo da li”, gli facciamo dei gesti per fargli capire di stare fermo lì, di non muoversi che lo abbiamo visto, andiamo a recuperare gli altri per tirarlo su, lo preparano, lo recuperiamo con il verricello in “doppia”, con un imbrago che consente ad un tecnico di recuperare anche chi non è un alpinista e non ha il suo… attimi che paiono lunghissimi… è sull’elicottero, ha paura ma sorride, mentre stiamo per atterrare lo guardo in viso pallido, con la barba, ringrazia tutti e mentre se ne va sdraiato per pura precauzione su una barella continua a ringraziare tutti… penso… sembrava un angelo ed era anche il suo nome.
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"Croce del Cavallo" 
 
La storia della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Varese, in sessanta anni di attività in ambiente montano, è ricca d’interventi di soccorso a favore d’infortunati, alcuni con esiti drammatici atri con esiti lieti. Tutti gli equipaggi di volo, che nel corso degli anni si sono avvicendati nello svolgimento delle numerose missioni di ricerca e soccorso, hanno avuto le loro storie e le loro esperienze di forte carattere emotivo, di quelle che lasciano il segno, eppure nessuno si sente un eroe, semmai fiero, nella consapevolezza e nell’accettazione del rischio, di aver salvato delle vite umane. 
Ecco una delle tantissime “storie di ordinario soccorso”. 
Era l’ennesima giornata di un agosto torrido e afoso in compagnia dell’anticiclone Polifemo. Le temperature calde al centro sud si alternavano con rovesci e temporali serali al nord, soprattutto sulle Alpi. 
L’equipaggio d’allarme incominciava ad assaporare la fine del turno di allarme pomeridiano quando, alle ore 18.15 circa, giungeva una chiamata dal SAGF di Macugnaga (VB) per la ricerca di una donna di ventinove anni dispersa in località Croce di Cavallo, a circa 1.900 metri. La Croce del Cavallo è una modesta elevazione erbosa che si erge lungo lo spartiacque tra la Valle Anzasca e la Valle d´Antrona, in provincia di Verbania. L´itinerario montuoso, seppure non presenti difficoltà tecniche, si sviluppa per circa 16 km e solo il panorama spettacolare sul Pizzo d´Andolla e sulla Weissmass allieva la fatica dell’ascesa. 
Dopo la salita a piedi sulla Croce di Cavallo, l’escursionista dispersa, si attardava e durante la discesa per il rientro a casa, anche a causa del peggioramento della visibilità per la pioggia, perdeva l’orientamento e, invece di seguire il sentiero, finiva accidentalmente all’interno di un ripido ed impervio canalone roccioso (forra) percorso da un copioso torrente d’acqua. Dopo diverse scivolate e cadute, la donna accortasi della gravità del caso, allertava col cellulare il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Macugnaga (VB). 
L’intervento era serio al pari dell’urgenza pertanto l’equipaggio, valutate le informazioni ricevute, optava per l’impiego del miglior mezzo aereo da ricognizione, l’elicottero OH 500. Piccolo, veloce, maneggevole e versatile a tal punto da permettere di “razzolare” a bassa quota garantendo sempre un ottimo margine di sicurezza.   
Alle ore 18.30 l’equipaggio decollava da Venegono e dirigeva sul luogo di ricerca ove giungeva alle ore 18.50; qui imbarcava il militare del SAGF di Macugnaga (VB) ed iniziava immediatamente la ricerca dell’escursionista dispersa. 
Alle ore 19.00 la malcapitata veniva avvistata, all’interno di un canalone roccioso a circa 1.200 mt di quota, sopra una roccia a sbalzo. La zona appariva subito particolarmente impervia ed in pendenza, circondata anche da una fitta vegetazione e non permetteva all’equipaggio di atterrare per prestare immediatamente soccorso. Nelle vicinanze del punto di ritrovamento, nell’altro versante del canalone, veniva individuata una roccia a sbalzo, in leggera pendenza, che poteva servire da base di appoggio di un solo pattino dell’elicottero. La manovra era rischiosa ma il peggioramento delle condizioni meteorologiche ed il conseguente abbassamento della visibilità, non permettevano di abbandonare l’escursionista. Il tempo era poco, l’elisoccorso era impegnato in un altro intervento e l’equipaggio non poteva tornare a Venegono per cambiare il mezzo aereo e tornare con l’elicottero HH 412 munito di verricello di soccorso. Il pensiero dell’equipaggio andava alla donna, sicuramente bagnata, stremata, impaurita e infreddolita. Sarebbe sopravvissuta in quel ambiente ostile ad una notte in completa solitudine? Era tempo di agire. 
Dopo un velocissimo scambio di opinioni all’interno dell’elicottero si procedeva dunque, in comune accordo, allo sbarco del militare del SAGF, appoggiando l’elicottero col solo pattino anteriore destro sulla roccia precedentemente individuata. In equilibrio precario si sbarcava il militare del SAGF che, una volta al suolo, con non poche difficoltà per via del terreno accidentato e inumidito dalla pioggia, guadava la forra e dirigeva verso l’escursionista per accertarsi delle sue condizioni di salute. Nel mentre, l’elicottero veniva portato dall’equipaggio nuovamente in volo in condizioni di sicurezza. 
Il militare del SAGF raggiungeva la donna in evidente stato confusionale, quindi, accertatane l’incolumità fisica, l’accompagnava con cautela sulla roccia usata in precedenza per lo sbarco e richiedeva l’intervento dell’elicottero per il recupero. Con la stessa tecnica descritta in precedenza, l’equipaggio effettuava due sortite per recuperare singolarmente prima la donna e poi il militare del SAGF col successivo trasporto verso l’alpe Quaggiui (VB), campo base utilizzato dalle squadre di soccorso.  
Scaricata la tensione e felici del risultato, il capo equipaggio chiedeva simpaticamente e senza cattiveria alla malcapitata, una volta tornata a casa, di farsi dare uno schiaffetto dal proprio padre. Dopo una bella risata rasserenante e i saluti di rito, si decollava nuovamente e si dirigeva verso Venegono ove si atterrava alle ore 19.50 per la fine di un duro e intenso intervento di soccorso fortunatamente finito benissimo.
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"Soccorso al fotografo" 
Come ampiamente detto l’attività addestrativa è il fondamento per ottenere un buon risultato durante la missione assegnata, sfruttare ogni occasione per ripetere e testare le procedure di sicurezza non è mai tempo perso, anzi l’esatto contrario, quindi a volte si sfruttano quelle occasioni, magari pianificate poche decine di minuti prima, per fare un attività di recupero sfruttando quello che il momento specifico mette a disposizione, infatti sul finire della missione con il SAGF di Edolo si creano le condizioni ideali, c’è l’elicottero, c’è un equipaggio espertissimo, tra cui un aerosoccorritore, e soprattutto un soggetto (il sottoscritto) che potrebbe benissimo fare da “cavia” per un recupero al “volo”. 
Dopo aver ascoltato attentamente le disposizioni dell’ARS su come comportarmi durante il recupero, vengo imbragato con un “pannolo” (imbragatura specifica per il recupero di persone in pericolo), una volta vincolato in “doppia” con il mio “angelo custode” arriva in pochi secondi sopra la nostra verticale l’elicottero AB 412 “Volpe 218”, a circa 40 piedi di altezza viene calato il verricello, in un attimo mi ritrovo appeso e con una dolce salita vedo avvicinarsi il pattino dell’elicottero, questi pochissimi minuti mi permettono di scattare alcune immagini da un insolita “posizione”, la salita è quasi impercettibile salvo una breve rotazione in prossimità dell’elicottero causato dal flusso del rotore, la salita a bordo del 412 tramite il portellone sancisce la fine dell’addestramento, una volta tornati sull’aeroporto di Venegono non nascondo all’equipaggio che ripeterei l’esperienza senza batter ciglio.
L'autore desidera ringraziare il Ten.Col. Fineschi, il Ten. Cocchi Domenico, l'Appuntato Scelto Ruggero Di Lello e Barra Gianluca e tutto il personale della Sezione Aerea di Venegono. 
Un particolare ringraziamento all'Ufficio Stampa del Comando Generale (Roma) e al personale del SAGF di Edolo. 
Foto e testo di Giorgio Ciarini 
Marzo 2018